Lo spettro inflattivo torna tra noi

Dopo anni di stagnazione l’Italia torna a macinare numeri, il PIL dell’eurozona è previsto in crescita del 5% mentre l’Italia mette la freccia a sinistra per un sorpasso a + 6%.

Si stenta persino a crederlo, eppure è tutto vero.

Tuttavia, uno spettro è tornato ad aggirarsi tra i nostri dati produttivi: l’inflazione.

Molti di noi non hanno vissuto gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso e sono poco avvezzi a trattare con questo impiccio. Sembra un’altra era quando i listini avevano validità massima 30 giorni.

L’inflazione calcolata in eurozona è intorno al 4,8% mentre in Italia siamo sul 3,9%, dati per ora seri ma non preoccupanti.

Alcuni affermano essere una fiammata temporanea, altri invece sono più cauti e paventano una ripresa inflattiva sul medio periodo quasi certa.

Opto per la seconda ipotesi.

È pur vero che la fiammata del PIL mondiale è dovuta allo sblocco della produzione e dei consumi post lockdown dei vari paesi e che quindi poi tornerà (forse) ad assestarsi sui valori precedenti, ma dobbiamo considerare altri fattori.

L’ondata Covid non pare spegnersi, e se è vero che nei paesi più ricchi sembra meno grave, nei paesi meno sviluppati e con tassi di vaccinazione bassi la situazione è tutt’ora di emergenza, con molte attività rallentate e interi siti produttivi o logistici chiusi.

Il problema è che proprio in quei paesi vi sono buona parte delle attività estrattive di materie prime, molte delle fabbriche di lavorazione dei semi lavorati intermedi e parte delle fabbriche di assemblaggio.

Si è creata una grave difficoltà logistica e di approvvigionamento.

Basta ricordare la crisi dei semiconduttori e dei microchip, l’impennata dell’acciaio e di altre materie prime.

Come sempre in questi casi, per la legge di domanda e offerta, quando un bene scarseggia i prezzi si impennano, e non intravvedo una fine a breve di questo loop.

Ulteriore innesco inflattivo è l’alto costo energetico a cui non vi è soluzione a breve.

Non esistono soluzioni magiche, rimane l’imperativo di tenere, oggi più che mai, sotto controllo tutti i conti aziendali, verificando più che ex post l’andamento dei margini industriali, proprio ex ante giorno per giorno l’andamento dei costi di produzione e di vendita per aggiornare prontamente qualsivoglia listino e offerta.

L’istinto e la memoria sono ottima cosa, ma un buon gestionale con previsionale, un funzionale preventivatore lavorati da un management preparato ed efficiente faranno la differenza tra estinguersi ed evolvere.

Decidete se essere storia o fare la storia, se essere spettatori o protagonisti.

Noi ci siamo, voi?

Articolo di Marco Simontacchi