L’Inverno demografico

Il rapporto ISTAT 2022 è raggelante per il futuro dell’Italia.

La popolazione media non solo sta invecchiando ma da trent’anni stiamo diminuendo numericamente.

La contrazione del saldo migratorio, la bassa natalità, uniti alla pandemia ha portato il numero dei residenti da 60.230.000 di 8 anni fa agli attuali 58.983.000 con 188 persone over 65 anni per ogni 100 con meno di 15 anni.

È immediato il collegamento al profondo squilibrio che si è venuto a creare e continuerà a crescere nel sistema pensionistico e della sicurezza sociale oltre a una seria contrazione della forza lavoro nel tempo.

Il sistema è destinato, per come è strutturato, a saltare.

Non ci si può nemmeno appellare a un aumento delle nascite, l’età media delle partorienti e del primo figlio stanno elevandosi superando i 32 anni nel prima caso e i 31 anni nel secondo con le coppie straniere che stanno adeguandosi al trend.

Evidente segnale di grande difficoltà nel creare e mantenere una famiglia nel “Bel Paese”.

Questa difficoltà è parallela al mercato delle retribuzioni, diminuite in Italia nell’ultimo decennio a fronte di sostanziosi aumenti nel resto d’Europa pur in presenza di una reale inflazione che morde ultimamente in modo significativo.

Oltre a essere mal pagati gli Italiani sono anche un popolo di precari, nel 2021 infatti ormai i contratti “standard” – a tempo indeterminato – sono circa il 60% del totale relegando il rimanente a un part time “involontario” o a tempo determinato e spesso le due situazioni si sommano soprattutto nei giovani sotto ai 35 anni.

È crollata così la qualità complessiva dell’occupazione e della retribuzione generando quell’inverno demografico che rischia di proiettarci in un medio evo economico prossimo venturo.

Insomma, precariato e povertà sono il futuro che stiamo garantendo alle generazioni giovani e future, le quali con la loro operosità dovrebbero garantire prosperità all’Italia e a tutti noi.

Dovremmo seriamente ripensare al nostro modello, che non è quello standard europeo, e ridisegnare un futuro possibile per tutti.

 

Articolo di Marco Simontacchi

17/08/2022

 

Pensiamo al futuro da formiche

Dal discorso di Alessandro Spada, Presidente Assolombarda al MIND:

“Se la pandemia ha cambiato irreversibilmente le nostre vite, ora la guerra in Ucraina, con i suoi orrori umanitari, ha accelerato fenomeni le cui conseguenze economiche incidono in maniera significativa non solo sulla crescita del nostro Paese, ma anche rispetto a scenari europei e globali così come li abbiamo conosciuti nella nostra storia recente.

Abbiamo l’impellenza di affrontare il tema delle materie prime e di risolvere il problema dell’energia, che tocca in particolar modo la Lombardia per le caratteristiche del suo tessuto industriale, attraverso interventi strutturali che si fondino sul principio delle neutralità tecnologica, così da scongiurare il rischio di compromettere la produzione delle nostre imprese. Sono, infatti, urgenze che monitoriamo e segnaliamo da tempo e che non possono più essere rimandate.

Non solo, abbiamo il dovere di rimettere al centro delle priorità il lavoro, specialmente quello giovanile, perché saranno proprio le nuove generazioni a ripagare i debiti generati dal Next Generation EU. È per loro che dobbiamo costruire un mondo del lavoro più moderno, inclusivo e gratificante, anche attraverso una fiscalità agevolata per incentivare le assunzioni. Allo stesso tempo dobbiamo mettere le nostre imprese nelle condizioni di trovare profili adeguati alle loro necessità e in questo senso la formazione rappresenta certamente la leva più importante da perseguire. Infine, la strada per l’aumento degli stipendi a vantaggio di tutti i lavoratori deve passare inevitabilmente dalla riduzione del cuneo contributivo.

“Il dovere dei tempi” ci ricorda che è ora di aggredire le vulnerabilità che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi decenni con il coraggio che contraddistingue la nostra storia moderna e contemporanea, affinché si possano ricostruire fiducia e coesione. “Il dovere dei tempi” richiama tutti ad una responsabilità condivisa nel fare oggi, insieme e senza indugi, quelle scelte fondamentali per costruire il futuro di domani.”

Sino ad oggi ci siamo comportati, in linea generale, come la famosa cicala. Abbiamo vissuto come società ben al di sopra di quanto il sistema economico e globalmente le risorse terrene potessero sostenere. Il conto in un modo o nell’altro sta arrivando e a pagare saranno prevalentemente i nostri figli e nipoti.

Possiamo e dobbiamo iniziare a pensare e programmare non solo per il breve ma soprattutto per il medio e lungo, anche a costo di ridimensionare pretese e stili di vita sopra alle righe eliminando le cattive abitudini, di dubbia etica, che ci hanno portati a questi limiti strutturali ed economici.

Serve il coraggio di operare quelle ineludibili scelte strutturali che ci traghettino verso un futuro sostenibile.
Serve la volontà di strutturare le nostre aziende in modo moderno e con coerenti governance.
Serve la disponibilità a formare e motivare il personale, l’azienda più che le strutture è le persone che la compongono.

Insomma, da cicale dobbiamo trasformarci in operose e ordinate formiche, le generazioni future ringraziano.
Noi ci siamo, voi?

Articolo di Marco Simontacchi

07/06/2022

Inflazione e recessione possibili: cosa fare?

Vi sono due potenziali fenomeni che bussano alla porta delle economie mondiali:

Inflazione e Recessione.

I dati inflattivi dovuti alla impennata delle materie prime e del costo dell’energia pare non possano sgonfiarsi nel breve, si parla ormai di crisi di medio periodo.

A peggiorare la situazione sono le superpotenze economiche, Cina in testa, che stanno portando le scorte in generale a 18/24 mesi creando un circolo vizioso di cui non si comprende ancora la portata.

L’accelerazione della crescita delle Masse Monetarie – M1 M2 e M3 – se da un lato assicurano liquidità alle economie, dall’altro generano nel medio spinte inflattive che difficilmente si riescono a raffreddare nel breve. Liquidità che non è andata, se non in parte, a beneficiare le attività produttive direttamente.

Basta dare un occhio al grafico storico dell’inflazione in zona Euro dall’esordio ad oggi.

Se l’aumento dell’inflazione è sulla bocca di tutti e già se ne sono avvertiti gli effetti nel portafoglio, diversa è la percezione riguardo a una potenziale recessione.

I segnali sono molteplici.

Nel 2022 si prevedono molti default, di cui ci sono già tutti i segnali, soprattutto tra le PMI: ne parlammo in un precedente articolo.

L’aumento vertiginoso dei prezzi, soprattutto dell’energia, ha già dato un brusco arresto al PIL Euro, a gennaio 22 si parla di oltre un -1%.

Un forte segnale premonitore è l’inversione dei tassi USA, negli ultimi decenni ad ogni superamento dei tassi a breve (2 anni) rispetto ai tassi a lungo (10 anni) è corrisposta una recessione. Questa inversione è dovuta al fatto che gli investitori vedono nel breve un maggior pericolo che nel lungo periodo, sta a significare che danno già per certa una recessione.

Il seguente grafico sullo spread tra Y10 – Y2 USA, senza scomodare analisi tecniche circa doppi massimi e violazione dei supporti di medio e lungo, è abbastanza eloquente sul trend e sulle possibilità di una recessione a breve.

Come sempre tutto ciò non è né un bene né un male, sono assestamenti necessari in qualunque sistema economico, riallineano finanza ed economia evitando guai peggiori nel futuro.

Dipende da come sappiamo prevenire e gestire tali fenomeni: possiamo creare le basi per cavalcarli e trarne vantaggio, le grosse fortune sono state create spesso da chi ha saputo essere lungimirante in tempi di crisi.

Serve un mix di intraprendenza e di prudente saggezza viste con una consapevolezza e un controllo superiori alla media.

Non esiste LA soluzione, esistono molte variabili: contesto, settore, diversificazione, stato di salute aziendale e altro ancora, esistono tuttavia diversi accorgimenti.

Primo effettuare un checkup dello stato di salute aziendale quindi rendere congrui patrimonio netto e disponibilità finanziarie, diminuire o diluire nel tempo l’indebitamento, ridurre i costi fissi a favore dei variabili, diversificare in tutti settori della filiera, tenere sotto controllo fornitori e clientela, ampliare la propria visione e creare robusti piani industriali con vari scenari, giusto per citare alcuni esempi.

Negli affari si evolve o ci si estingue.

Voi che ne pensate, siete pronti a cavalcare l’onda o aspettate di subire la marea?

Noi ci siamo, Voi?

 

*nei link articoli di approfondimento

 

Articolo di Marco Simontacchi

06/02/2022

 

PMI Europee a rischio default – soluzioni.

Un recentissimo studio di Afme (Association for Financial Markets in Europe) realizzato con Pwc (PricewaterhouseCoopers) mostra come le vicissitudini Covid abbiano generato un buco di 500 / 600 miliardi di euro nei conti delle PMI europee.

Lo andiamo dicendo da diverso tempo, a breve buona parte delle PMI sono a rischio default. Buono l’art. 6 del Decreto Liquidità, ratificato con la Legge di Bilancio a giugno 2021, di spalmare le perdite 2020 sui cinque esercizi successivi, ma non vi è alcuna indicazione o modifica al TUB (Testo Unico Bancario) in merito ad alcuna deroga nei rinnovi o concessione di affidamenti alle aziende depatrimonializzate, che non hanno più i parametri per l’accesso al credito. A fine anno scadono le moratorie sui rinnovi e sarà strage.

Chiaro il messaggio lanciato da Afme all’Unione europea e ai Governi nazionali: salvate le imprese prima che la situazione produca un effetto domino con gravi danni economici e sociali, va fatto subito con strumenti il meno invasivi possibile.

Più che di prestiti occorrerebbe uno strumento misto tra lending ed equity che ricapitalizzi le PMI anche a vantaggio dei parametri componenti il rating, passaggio obbligato per mantenere l’accesso al credito, senza però diluire l’azionariato. Fatto non accettabile dagli Azionisti.

Francia, Spagna e Olanda sono già intervenute su questa strada. Afme ricorda che non è sufficiente, e vista la natura e la finalità degli interventi, per attirare i capitali finanziari, dovrebbe essere costituita una piattaforma o dei fondi controgarantiti in qualche modo da fondi centrali governativi o sovranazionali.

I singoli paesi probabilmente da soli non hanno le risorse: Afme ha incaricato Pwc di analizzare le legislazioni di vari Paesi europei e le loro singolarità con lo scopo di dare ai singoli Paesi gli strumenti per creare iniziative a sostegno delle Pmi.

Il tempo stringe e il conto alla rovescia è iniziato, speriamo qualcosa si muova e velocemente.

 

Articolo di Marco Simontacchi

21/11/2021