Come superare la crisi di liquidità (in 6 mosse)!

Uno tra i maggiori effetti collaterali della crisi attuale è la mancanza di liquidità, dovuta da un lato dal crollo dei fatturati e dall’altro dai mancati o ritardati pagamenti dei propri clienti.

Come sempre dobbiamo decidere se rimanere spettatori o agire da protagonisti.

Con sei mosse possiamo ribaltare la situazione e garantire all’azienda quei cash flow necessari per assicurare la continuità aziendale.

  1. Monetizza i crediti:

Va riconsiderata la politica delle dilazioni di pagamento, offrire uno sconto a chi paga cash e chiedere la cessione del credito a chi chieda dilazioni di pagamento oltre i 30 giorni.

Nel primo caso incasseremo massimo a 30 giorni se fatturiamo entro fine mese, nel secondo potremo avvalerci di strumenti finanziari che anticipino pro soluto le nostre fatture, evitandoci anche le seccature dei ritardati pagamenti o degli insoluti. Esistono strumenti classici ma anche innovativi sul mercato adatti ad ogni esigenza di chi abbia un sano portafoglio clienti.

  1. Ottimizza i costi sia fissi che variabili.

Tagliare i costi indiscriminatamente non è una buona idea, si rischia di tagliare investimenti produttivi e di ridurre la possibilità di generare fatturato.

Molto meglio armarsi di pazienza e attenzione al dettaglio e mettere sotto alla lente ciascuna voce di spesa. Tagliare tutte quelle voci, magari accumulate per abitudine, che non hanno più senso ad esistere, tutte le altre revisionarle. Tagliare di pochi euro al mese un costo può sembrare ininfluente, ma tanti tagli di pochi euro diventano un flusso significativo, tale da riportare magari un segno positivo nei parametri di redditività.

  1. Rinegozia con tutti i fornitori i prezzi, magari garantendo pagamenti cash, sempre che si sia lavorato bene al punto 1, o concedendo la cessione del credito, oppure attivare un reverse facendo anticipare il nostro pagamento da terzi con cui regoleremo il flusso a scadenza. In ogni caso porre attenzione a che i giorni di incasso medio siano inferiori a quelli di pagamento, genereremo un ciclo di rotazione di cassa positivo.
  2. Pianifica la produzione nei limiti del possibile e in base a ciò fare il minimo indispensabile di magazzino. Occorre avere chiaro il proprio ciclo produttivo, la previsione di vendite almeno a tre mesi e un sistema di gestione del magazzino FIFO con controllo costante delle movimentazioni.
  3. Fare cassa con tutto ciò che non è indispensabile.

Dopo aver fatto un accurato inventario chiedersi cosa abbiamo che in realtà non serve o è in eccesso, sia di beni che di macchinari, e realizziamo il valore vendendoli. A volte teniamo attrezzature che usiamo solo saltuariamente dovendo comunque manutenzionarle, quando un buon terzista potrebbe supplire in quelle occasioni a un costo più basso che a fare in proprio.

  1. Applica un controllo di gestione della tesoreria.

Tieni costantemente aggiornato un previsionale almeno a sei mesi dei flussi di cassa che parli con un business plan annuale costantemente aggiornato a ogni chiusura mensile. Si avrà sempre chiaro il fabbisogno finanziario e dove l’azienda stia dirigendosi.

Se ci si accorge che i numeri non tornano si deve agire sul piano industriale, rivedere i costi per abbassare il punto di pareggio, vedere di aumentare il fatturato, portare quei correttivi che rimettano in carreggiata l’azienda. Non ci si indebita per coprire un buco, ci si finanzia per investimenti produttivi.

Se tutto è in ordine sfruttare ogni occasione per fare investimenti coerenti con il piano industriale atti a far crescere in modo sano e stabile l’azienda.

Se siamo stati virtuosi in queste sei mosse ci troveremo entro un paio di esercizi ad avere più cassa del fabbisogno, potremo sfruttare ciò a nostro vantaggio, andando a lavorare con i mezzi propri sulla rotazione di cassa eliminando gradualmente i finanziamenti di terzi non mirati a investimenti. Con grande vantaggio dell’indipendenza finanziaria, del rating, della remunerazione del core business che sarà tutta a favore del capitale proprio anziché di quello di terzi e non ultimo aumentare il ritorno sugli investimenti.

Noi ci siamo.

Articolo di Marco Simontacchi