L’importanza di essere Onesto

La credibilità è uno status che si guadagna nel tempo con trasparenza e diligenza.

Ogni azienda una volta all’anno tira una riga sull’esercizio passato e redige una rendicontazione sullo stato patrimoniale: come l’azienda sta finanziando il proprio ciclo produttivo, e sul conto economico: che margine rimane dopo aver dedotto i costi ai ricavi.

Questa rendicontazione è la pagella che dichiarerà se saremo promossi a pieni voti, con riserva di debiti formativi o bocciati.

In ballo non c’è la ripetizione di un anno ma la sopravvivenza stessa dell’azienda.

Non ci si può preoccupare del bilancio solo a esercizio chiuso e raffazzonarlo come si può, presentando un documento imbellettato che a malapena nasconde le pecche solo ad occhi disattenti.

L’esercizio va costruito giorno dopo giorno comprendendo dove le nostre azioni ci stanno portando, se a depauperare le risorse aziendali, quindi ad abbattere o azzerare il patrimonio spendendo più di quanto presumibilmente si possa fatturare e incassare, oppure ad accrescere patrimonio e valore aziendale.

In caso di deviazioni dal piano industriale, nella speranza che ve ne sia uno ragionato e credibile, si deve avere l’onestà intellettuale di ammetterselo, capire dove stiano i problemi e adoperarsi per risolverli. Se nonostante tutta la nostra buona volontà, gli imprevisti fanno parte del rischio di impresa, capiamo di chiudere in perdita assottigliando pericolosamente il patrimonio o andando in terreno negativo, avere l’onestà anche in questo caso di non raccontarsi alibi o peggio false speranze ricorrendo a sotterfugi, dalle gambe corte, per mascherare la situazione. Meglio apertamente dichiarare i problemi e attuare tutte quelle manovre possibili, finanziarie e contabili, per portare in equilibrio patrimoniale l’azienda.

Saremo molto più credibili nella trasparenza e nell’azione correttiva dichiarata che manipolare dati o artefare i bilanci per sembrare ciò che non si è.

Oggi il mondo finanziario ci legge molto più di quanto crediamo e le bugie hanno vita più corta delle effimere, ci bruceremmo la credibilità e la fiducia del mondo finanziario.

Un bilancio tarocco una volta depositato rimane agli atti e visibile pubblicamente, lasciandoci una spiacevole eredità da sistemare in quelli successivi. Saremo poi obbligati a manovre correttive future generalmente attuabili solo in presenza di ottimi utili o di ricapitalizzare l’azienda con congrua liquidità.

Onesto sarà meno brillante di Artefatto ma avrà vita più facile e duratura.

 

Noi siamo pronti, Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

03/05/2022

 

Adeguati assetti di governance PMI

Il 17 marzo u.s. è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di decreto legislativo riguardante i segnali di allerta di probabilità di insolvenza nel quadro degli adeguati assetti amministrativi e contabili che riallineano il nuovo Codice della Crisi di Impresa della Direttiva 2019/1023.

Dopo vari rimandi e cambi di rotta dal DL 14/2019, si delinea la Risk Governance di cui dovranno dotarsi tutte le aziende, senza la quale gli Amministratori saranno chiamati a rispondere personalmente e patrimonialmente di eventuali crisi di impresa non governate come da normative.

La governance si svolgerà in tre distinte attività: di diagnosi, di controllo e di monitoraggio, vediamo meglio.

  • Diagnosi del rischio di impresa – vanno istituiti dei processi interni di valutazione e verifica continua della adeguatezza economica, finanziaria e patrimoniale per rilevare eventuali squilibri di carattere patrimoniale o economico-finanziario.
  • Controllo – (ex ante) va istituita una funzione di risk management sulla previsione, pianificazione e gestione dei rischi di impresa. Si deve verificare la sostenibilità dei debiti e la presenza di prospettive di continuità aziendale per i dodici mesi successivi e i segnali di allarme introducendo sistemi di gestione della tesoreria su base non solo rendicontale ma anche previsionale con uno scadenzario evoluto.
  • Monitoraggio – (ex post) vanno controllati tutti i segnali, quantitativi e qualitativi, creando delle procedure interne di allerta che segnalino che si sta raggiungendo la soglia massima di tollerabilità dell’azienda prima di una potenziale crisi di insolvenza. Vanno costituiti sistemi di pianificazione aziendale e controllo dei rischi d’impresa per controllare tutti quei segnali e verificare, se il caso, la ragionevole perseguibilità del risanamento.

Cosa dovrà essere posto sotto osservazione nel monitoraggio di assoluta rilevanza?

  1. l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni che equivalgano o superino il 50% dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni.
  2. l’esistenza di debiti scaduti verso fornitori da almeno novanta giorni di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
  3. l’esistenza di esposizioni nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari che siano scadute da più di sessanta giorni, anche se non ancora tecnicamente in past due, o che abbiano superato per uguale tempo il limite di qualsivoglia affidamento, se sono pari o superiori al 5% del totale degli affidamenti
  4. l’esistenza di una o più esposizioni debitorie nei confronti dei creditori pubblici qualificati: erario, enti previdenziali, agenti della riscossione.

A prima lettura può sembrare un impianto complesso e laborioso o una perdita di tempo. Se così fosse riflettete sul fatto che una azienda strutturata e votata a sopravvivere e prosperare attraverso le crisi naturali dei mercati non può non esserne dotata.

Servono strumenti informatici adeguati, metodo e capacità di lettura, anche prospettica, dei dati e una spiccata propensione al problem solving.

Esistono oggi professionalità capaci di dotare le aziende sia dei mezzi che della cultura e capacità a creare quella adeguata governance che già dovrebbe essere patrimonio aziendale prima ancora che obbligo legislativo.

Noi ci siamo, Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

04/04/2022

 

 

Da inflazione a stagflazione: gli scenari

Stiamo per entrare in un momento complesso e pieno di incognite.

Da un lato l’aumento delle materie prime e dell’energia sta innescando un movimento inflattivo destinato a durare nel medio, dall’altro proprio le difficoltà di approvvigionamento e le sanzioni alla Russia stanno comprimendo sia domanda che offerta creando le premesse per un rallentamento delle economie, in modo particolare quelle europee.

Fin ora le economie occidentali hanno inondato i mercati di liquidità per far fronte alla crisi pre pandemia prima e pandemica successivamente, ora ci si potrebbe aspettare una stretta creditizia con aumento dei tassi per raffreddare l’inflazione. La FED negli Stati Uniti si sta preparando a tali interventi su una economia che non mostra segni di rallentamento evidenti.

In Europa abbiamo tutt’altro scenario: abbiamo una impennata del costo non solo delle materie prime ma soprattutto dell’energia e dei combustibili a differenza delle altre economie.

La dipendenza dalla Russia sia per il gas, nostro principale fornitore, sia per il petrolio, uno dei primi produttori, per i cereali che con l’Ucraina rappresentano i maggiori fornitori, ci rende una via d’uscita veloce estremamente improbabile.

Approvvigionarsi via nave cisterna e rigassificatori rispetto ai gasdotti costerebbe di più e non sostituirebbe quantitativamente il fabbisogno, creando ulteriori tensioni sia sui prezzi che sugli approvvigionamenti.

L’Opec non sembra propensa ad aumentare la produzione di greggio per supplire ma sta comoda a godersi i maggiori profitti.

Questi costi in impennata rischiano di portarci a una inflazione a due cifre in modo stabile per il medio periodo, né una rapida ricomposizione della crisi con la Russia sembra credibile.

Le economie europee stanno rallentando e perdendo di impulso, rischiamo di entrare in una recessione o quantomeno in un forte rallentamento della crescita.

Le nostre banche centrali o accettano di subire una inflazione stabile a due cifre, con ciò che ne consegue, oppure attuano una stretta creditizia provocando una recessione senza paracadute con altre disastrose conseguenze.

Si sta agitando, soprattutto per le nostre economie, lo spettro dell’inflazione inversa, ovvero della stagflazione, una alta inflazione con rallentamento economico, uno dei peggiori scenari in cui trovarsi.

Come sempre uno scenario non è solo negativo o catastrofico, parecchie aziende salteranno lasciando spazi da colmare per quelle che hanno saputo posizionarsi correttamente per tempo.

Non a caso nelle grosse imprese è caccia ai risk manager più qualificati da inserire nei consigli di amministrazione.

È questione di scelte, subire o prevenire, a noi tutti la decisione: essere spettatori o protagonisti.

 

Noi ci siamo, Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

28/03/2022

 

Inflazione e recessione possibili: cosa fare?

Vi sono due potenziali fenomeni che bussano alla porta delle economie mondiali:

Inflazione e Recessione.

I dati inflattivi dovuti alla impennata delle materie prime e del costo dell’energia pare non possano sgonfiarsi nel breve, si parla ormai di crisi di medio periodo.

A peggiorare la situazione sono le superpotenze economiche, Cina in testa, che stanno portando le scorte in generale a 18/24 mesi creando un circolo vizioso di cui non si comprende ancora la portata.

L’accelerazione della crescita delle Masse Monetarie – M1 M2 e M3 – se da un lato assicurano liquidità alle economie, dall’altro generano nel medio spinte inflattive che difficilmente si riescono a raffreddare nel breve. Liquidità che non è andata, se non in parte, a beneficiare le attività produttive direttamente.

Basta dare un occhio al grafico storico dell’inflazione in zona Euro dall’esordio ad oggi.

Se l’aumento dell’inflazione è sulla bocca di tutti e già se ne sono avvertiti gli effetti nel portafoglio, diversa è la percezione riguardo a una potenziale recessione.

I segnali sono molteplici.

Nel 2022 si prevedono molti default, di cui ci sono già tutti i segnali, soprattutto tra le PMI: ne parlammo in un precedente articolo.

L’aumento vertiginoso dei prezzi, soprattutto dell’energia, ha già dato un brusco arresto al PIL Euro, a gennaio 22 si parla di oltre un -1%.

Un forte segnale premonitore è l’inversione dei tassi USA, negli ultimi decenni ad ogni superamento dei tassi a breve (2 anni) rispetto ai tassi a lungo (10 anni) è corrisposta una recessione. Questa inversione è dovuta al fatto che gli investitori vedono nel breve un maggior pericolo che nel lungo periodo, sta a significare che danno già per certa una recessione.

Il seguente grafico sullo spread tra Y10 – Y2 USA, senza scomodare analisi tecniche circa doppi massimi e violazione dei supporti di medio e lungo, è abbastanza eloquente sul trend e sulle possibilità di una recessione a breve.

Come sempre tutto ciò non è né un bene né un male, sono assestamenti necessari in qualunque sistema economico, riallineano finanza ed economia evitando guai peggiori nel futuro.

Dipende da come sappiamo prevenire e gestire tali fenomeni: possiamo creare le basi per cavalcarli e trarne vantaggio, le grosse fortune sono state create spesso da chi ha saputo essere lungimirante in tempi di crisi.

Serve un mix di intraprendenza e di prudente saggezza viste con una consapevolezza e un controllo superiori alla media.

Non esiste LA soluzione, esistono molte variabili: contesto, settore, diversificazione, stato di salute aziendale e altro ancora, esistono tuttavia diversi accorgimenti.

Primo effettuare un checkup dello stato di salute aziendale quindi rendere congrui patrimonio netto e disponibilità finanziarie, diminuire o diluire nel tempo l’indebitamento, ridurre i costi fissi a favore dei variabili, diversificare in tutti settori della filiera, tenere sotto controllo fornitori e clientela, ampliare la propria visione e creare robusti piani industriali con vari scenari, giusto per citare alcuni esempi.

Negli affari si evolve o ci si estingue.

Voi che ne pensate, siete pronti a cavalcare l’onda o aspettate di subire la marea?

Noi ci siamo, Voi?

 

*nei link articoli di approfondimento

 

Articolo di Marco Simontacchi

06/02/2022

 

L’autolesionismo del prelevamento soci

Una pessima abitudine, soprattutto nelle società di persone, è il prelevamento soci.

Nelle società di capitale deve essere regolamentato e se non corrisponde ad utile effettivamente maturato a fine esercizio deve essere ripianato.

Nelle società di persone, complice la maggior elasticità formale e la maggior confusione tra persona e azienda, purtroppo è spesso cattiva abitudine.

In tali aziende l’art 2303 del Codice civile cita: è vietato farsi luogo a ripartizione di somme se non per utili realmente conseguiti.

Questo di norma sempre e comunque, quindi sono sempre vietati acconti sugli utili a meno che vi sia una specifica clausola.

Anche in presenza di tale clausola l’operazione non è automaticamente da ritenersi valida e opportuna, occorre che effettivamente tali utili poi si realizzino.

In caso contrario, a meno di un ripianamento, si incorre nella distrazione illecita di attività sociali.

Suddetti prelievi inoltre vanno a sottrarsi al patrimonio netto determinando un deterioramento di tutti i parametri aziendali.

Le conseguenze possono essere molto gravi, da un mancato rinnovo delle linee di credito, alla chiusura dei rapporti di conto corrente sino al fallimento della società.

In quest’ultimo caso vi è responsabilità giuridica, e revocatoria a parte di tutte le somme prelevate, vi sono risvolti penali da non sottovalutare.

Nel reato di bancarotta fraudolenta (art. 216 L.F.) una delle tre diverse tipologie è quella patrimoniale di cui la distrazione è la condotta più ricorrente.

Non si pensi inoltre di poter portare avanti tale malpratica, anche in presenza di utili, in modo da evitare di versare quanto più possibile al fisco i contributi, dall’erario, in presenza di regola e continuità verrebbe interpretato ciò come pagamento “in nero”, con tutte le conseguenze del caso.

Come ovviare?

I casi sono due, o esiste la possibilità di aspettare a fine esercizio e prelevare tutti gli utili ripartendoli tra i soci in modo corretto e ufficiale, remunerando quindi il proprio lavoro una volta all’anno con gli utili effettivamente conseguiti, o remunerarsi come amministratori con regolare cedolino, o un mix tra le due opzioni.

Evitiamo di fare come Tafazzi e mettiamo in ordine i nostri conti, ne guadagnerà l’azienda e ne guadagnerà l’imprenditore.

Articolo di Marco Simontacchi

31/01/22

 

Novità e opportunità nella gestione da sovraindebitamento.

Con il DL Giustizia 05/08/21 entra in vigore il Codice della crisi di impresa, dal 15 novembre la nuova procedura negoziale e dal 31/12/23 le misure di allerta.

Con il Decreto Ristori invece si è anticipata l’entrata in vigore di alcune norme del Codice per agevolare situazioni di crisi da sovraindebitamento. Saranno valide anche per le procedure pendenti alla data del 25/12/2020, un regalo di Natale per quelle aziende o famiglie in crisi visto il momento.

Le procedure di rientro dai debiti diventano più accessibili e facili; viene introdotto anche il sovraindebitamento famigliare; si ammette la domanda del debitore incapiente; viene sanzionato il creditore che aggrava la situazione di indebitamento.

Possono accedere il consumatore – compreso i soci di società di persone – i membri di una stessa famiglia possono accedere in una unica procedura, ex imprenditori, startup innovative, le piccole imprese sotto alla soglia fallimentare e studi professionali.

Vi è un merito per l’accesso, ossia non deve esserci da parte del debitore colpa grave, malafede o frode.

In caso di totale incapienza, quindi che il debitore non abbia i mezzi per far fronte a nulla nel presente né nel futuro, si procede all’esdebitazione, alla liberazione dal debito. Fatto salvo l’obbligo entro i 4 anni in caso di novità rilevanti di soddisfare i creditori almeno in misura del 10%.

Si è accennato a sanzioni verso i creditori che abbiano in qualche modo aggravato colpevolmente la situazione, essi non potranno presentare osservazioni sul piano né reclami verso l’omologazione e l’unica causa di inammissibilità che potranno far valere è solo in caso di comportamenti dolosi del creditore.

Tre sono le principali soluzioni di composizione della crisi:

Accordo di ristrutturazione per piccoli imprenditori

Piani del consumatore

Liquidazione del patrimonio nel rispetto dei beni essenziali.

Noi ci siamo attrezzati.

Articolo di Marco Simontacchi

17/01/2022