Decreti Cura Italia e Liquidità in pillole

Dopo il Decreto Cura Italia (DL 18/20 del 17/3/2020) il 09/04/20 è ufficialmente entrato in vigore il Decreto Liquidità (DL 23/2020) relativo alle misure urgenti in materia di accesso al credito, adempimenti fiscali per le imprese e proroga di termini amministrativi e processuali.

Il Decreto rappresenta una risposta portando facilitate misure di accesso al credito per le imprese e le agevolazioni finalizzate a garantirne la continuità.

Lo Stato prevede di utilizzare il sistema bancario come rete per distribuire i finanziamenti coperti da garanzia pubblica del fondo di garanzia per le PMI (MCC) e della Sace.

La prima misura varata dal governo è stata la sospensione del pagamento dei finanziamenti rateali in essere e la proroga dei finanziamenti non rateali:

Moratoria ex lege: limiti alla revoca di affidamenti e sospensioni mutui alle PMI, con esposizioni debitorie “in bonis” al 17/03/2020 e con sede in Italia, che comunicano a banche e intermediari finanziari con un autocertificazioni in cui dichiarano di “aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”

non possono essere revocati dal 29/02/2020 al 30/09/2020 le aperture di credito a revoca, i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti sono prorogati fino al 30/09/2020 e alle medesime condizioni i prestiti non rateali, viene sospeso, dal 17/03/2020 al 30/09/2020 il pagamento delle rate di finanziamento e dei canoni di leasing.

E’ facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale, continuando a pagare la quota interessi

 

Specchietto del DL 23/2020 – i principali aspetti

Mediocredito Centrale

Invitalia

Garanzia 100%Garanzia 100%

90% Mcc – 10% Confidi

Garanzia 90%
SoggettiPMI e persone fisiche esercenti impresa, arti o professioniPMI e persone fisiche esercenti impresa, arti o professioni e imprese fino a 499 dipendenti

Fatturato < 3,2 mln €

PMI e persone fisiche esercenti impresa, arti o professioni e imprese fino a 499 dipendenti

 

Limiti ImportoFino al 25% del Fatturato

Max fino a 25.000 euro

Fino al 25% fatturato*Fino al 25% del Fatturato

*Fino al 200% del costo del personale

*Fabbisogno per costi di esercizio e di investimento per i successivi 12/18 mesi

Piano rimborsoMassimo 72 mesi

Preammortamento 24 mesi

Nessuna indicazioneMassimo 72 mesi
Procedure*È concessa gratuitamente

*Nessuna valutazione del FdG

*Autocertificazione su danni da Covid-19

*È concessa gratuitamente

*Nessuna valutazione del FdG

*Autocertificazione su danni da Covid-19

*È concessa gratuitamente

*Nessuna valutazione del FdG

 

 

Per gratuità della concessione della controgaranzia si intende che non vi saranno commissioni o costi nei confronti di MCC, mentre permangono e sono oggetto di valutazione i costi relativi agli Istituti di Credito e delle eventuali Confidi. Non vi sarà valutazione del fondo di garanzia a patto che sussistano le condizioni per rientrare nei decreti, vi sarà invece valutazione sul merito creditizio da parte sia dell’Istituto di Credito che della Confidi.

Vi sarà quindi liquidità per molti ma non per tutti, l’invito per aggiudicarsi un posto a tavola è quello di farsi aiutare nel scegliere la formula migliore e impostare la pratica nel modo corretto.

Giocarsi male le carte a questa mano può voler dire farsi escludere dal tavolo di gioco, arriviamo preparati e con le carte vincenti.

Marco Simontacchi

28 aprile 2020

Le tre facce di una azienda sana

Risk management, Direzione finanziaria e Passaggio generazionale sembrano tre storie separate, tre visioni e compartimenti stagni destinati a vite parallele.

È proprio così?

Le recenti vicissitudini ci suggeriscono il contrario.

Sono le tre facce di una piramide la cui base è la solidità presente e futura di un’azienda sana e prospera.

Si intrecciano in una sequenza di domande e risposte le cui soluzioni dettano la strada da seguire con obiettivo finale lo scopo aziendale dettato dalla visione imprenditoriale.

La necessaria lungimiranza che un Imprenditore capace – con la I maiuscola – mette in campo per decidere dove dirigere e condurre la propria impresa.

Qualsivoglia azienda deve avere ben chiaro dove si trova, dove vuole andare e quali siano le risorse a disposizione, viceversa non si può parlare di impresa ma di scommessa, non di management ma di gambling.

La gestione delle risorse se parliamo di finanziarie necessariamente passa attraverso una Direzione Finanziaria che utilizzando gli opportuni strumenti sia in grado di analizzare i dati storici per verificare che quanto pianificato industrialmente corrisponda a realtà e se vi siano correzioni di rotta da apportare.  Prevedere e pianificare inoltre soprattutto le esigenze di cassa presenti e future facendo collimare i flussi attivi e passivi per un equilibrio finanziario sia generale che come distribuzione alle risorse interne per soddisfare le attività pianificate. Una cattiva o nulla pianificazione finanziaria ci rende schiavi del contingente più occupati a mettere toppe che a investire nel futuro, sempre alla rincorsa di finanza per pagare fornitori, salari, contributi ed erario, in un circolo vizioso che è l’anticamera del default. Ci si indebita per investimenti produttivi, non per coprire perdite.

Eventuali perdite sono materia del Risk management: dato un piano industriale vanno analizzate con pari scrupolo minacce ed opportunità, che si rincorrono le une e le altre in modo sequenziale. Se non opportunamente valutate le stesse opportunità possono tradursi in una esiziale minaccia. L’ordine importante se non attentamente valutato come pianificazione finanziaria – un occhio alla rotazione debiti/crediti mi raccomando – e come rischio sia di credito che di approvvigionamenti può essere causa principale del tracollo dell’azienda. Di ciascun aspetto vanno valutati, come in una partita a scacchi, i rischi correlati, l’alea e la possibile perdita: di conseguenza porre in essere le contromisure che annullino, riducano a sostenibili o trasferiscano a terzi gli effetti patrimoniali indesiderati e insostenibili.

Rimane il Passaggio generazionale, ma con un Imprenditore giovane o senza figli che senso ha?

Chiariamo subito un malinteso, nella nostra accezione professionale il passaggio generazionale ha un valore molto più ampio e importante.

La vita di una azienda, soprattutto se coinvolge dipendenti, clienti, fornitori, insomma decine e decine di famiglie, non può dipendere in tutto o in buona parte dall’esistenza e dalla capacità psico fisica di un unico individuo. Anche pochi mesi di assenza forzata possono condurre al collasso una azienda non preparata.

Il passaggio inoltre non è solo relato a persone fisiche, è anche e soprattutto tecnologico e strutturale, ad esempio chi fosse stato già strutturato per lo smart working ha retto diversamente l’impatto del lockdown rispetto a chi sia stato colto di sorpresa.

I mercati, le leggi e le esigenze cambiano velocemente a volte anche radicalmente, essere non solo pronti ma anticipare tali tendenze è di per sé un passaggio generazionale che non vede cambiare i soggetti ma la loro visione del mondo e si sa: chi primo arriva meglio alloggia.

Progettare un aspetto senza integrarlo con gli altri è non solo inutile ma anche pericoloso ecco perché non sono compartimenti stagni ma aspetti integrati e interdipendenti per una sana e avveduta gestione aziendale volta alla proficua continuità nel tempo.

Informarsi non costa, il non farlo potrebbe.

Marco Simontacchi

16 aprile 2020

Editoriale Maggio

Buongiorno e benritrovati.

In questa edizione affronteremo tra i vari argomenti uno caro ai paesi più sviluppati e purtroppo ancora sottostimato da noi: il Risk Management. Analizzare e tutelarsi dai rischi che mettono a repentaglio una attività imprenditoriale, micro o grande che sia, non è solo un fatto assicurativo, è anche un fatto finanziario e umano. Fa riflettere che sia più sviluppato in quei contesti dove vi è una netta separazione tra patrimonio famigliare e patrimonio aziendale, mentre in Italia dove la commistione, dovuta a una prevalenza di imprese a conduzione famigliare, è massima, il settore sia a dir poco sottosviluppato. A rischio non sono solo quindi le Imprese, ma le famiglie stesse degli Imprenditori e anche dei Dipendenti. Ci si affida nei migliori dei casi a chi ci porta una parte delle soluzioni, senza avere una visione di insieme e una soluzione globale e integrata. Come se di fronte a dei sintomi andassimo a chiedere una cura in farmacia. Chiedeteci un parere. Correlata al Risk Mangement da un fil rouge è anche la figura professionale del mese: Massimiliano Ratti, che troverete nell’intervista.
Per alleggerire l’editoriale chiediamo aiuto a una artista, cantante e maestra di canto: Eva Simontacchi: Sì, è mia sorella, mi aspetto una cena… 😉
Mi auguro spendiate qualche minuto di pausa per curiosare e magari lasciarci un feedback, come ringraziamento potete scaricare un utile e pratico ebook qui.

Grazie, Marco Simontacchi

Massimiliano Ratti Consulente Finanziario e Partner Azimut

  • Breve presentazione di sé

Sono Massimiliano Ratti Consulente Finanziario e Partner Azimut, ho 46 anni  a mi occupo di servizi di investimento a Privati e Aziende.
La mia società mandante è Azimut Holding, da oltre 25 anni nel settore, unica vera Public Company nel panorama italiano del risparmio gestito.

  • Che servizi offre la tua Azienda?

Oltre ai servizio di investimento, che rimane il core business della società, abbiamo sviluppato, attraverso formazione interna e partnership esterne, competenze per servizi rivolti ai clienti che hanno come priorità la tutela e la conservazione del patrimoni.
Nel Caso di clientela Privata attraverso un servizio di analisi generazionale ossia la trasmissione del patrimonio da una generazione all’altra attraverso una pianificazione successoria e fiscale. Dal lato Aziende attraverso la separazione tra patrimonio Aziendale e Patrimonio Personale. Mancanza che è stata causa, negli ultimi anni, di gravi problemi personali e famigliari.

  • A chi si rivolge come target?

Le soluzioni  coprono un’ampia fascia di clientela con servizi che vanno dalla semplice gestione della liquidità e del cash flow a servizi di Wealth Management e Private Insurance. Non solo risparmio gestito ma una consulenza più ampia supportata dalla forza del Gruppo Azimut.

  • Quali sono i benefici e i vantaggi che portate alla clientela?

Il vantaggio principale è un continuo e duraturo rapporto con i miei clienti. Sono sempre al loro fianco nell’attraversare le diverse fasi di mercato. Il mondo è cambiato e anche noi dobbiamo cambiare metodologia di lavoro per stare al passo con i tempi. Quello che non è cambiato è la mia presenza al fianco dei clienti.

  • Vi sono alcuni aspetti che vi differenziano dalla concorrenza?

L’aspetto principale è l’indipendenza da gruppi finanziari, assicurativi ed industriali che ci rende liberi di evolvere in modo flessibile, senza condizionamenti, in funzione del contesto del mercato e delle esigenze dei clienti.

  • Cosa consigliereste ad un potenziale cliente?

Il “prodotto” in senso stretto è solo la parte conclusiva di un processo di consulenza che parte dalle analisi delle esigenze di chi ci chiede supporto nelle proprie scelte e si conclude con la  soluzione che è personalizzata  ed è il punto di partenza del rapporto professionale.

  • Come contattarti ed eventuale chiusura finale (sito email etc)

Tel: +39 0332 283936
Mobile: +39 347 2525085
Mail: massimiliano.ratti@azimut.it
Sito: www.azimut.it
Pagina LinkedIn : https://www.linkedin.com/in/massimiliano-ratti-92755939/

Impact investing che cos’è?

Impact investing che cos’è?

Gli impact investment sono quei investimenti che hanno lo scopo definito di creare valore per la società e per l’ambiente nel quale è inserita. Questi investimenti etici possono essere effettuati nei confronti di mercati sviluppati, ma anche emergenti e sono utili per ambiti quali: agricoltura sostenibile, energie rinnovabili e microfinanza.

Tra i pilastri dell’impact Investing:

  • La consapevolezza  di produrre un impatto positivo sulla società.
  • Ritorno economico per l’imprenditore grazie all’investimento etico concepito cosi.

Trasparenza nel comunicare i risultati delle attività di investimento

Remanufacturing

Recuperare è meglio che produrre?

Da una recente ricerca è emerso che  le aziende che recuperano scarti e materiali per produrre nuovi prodotti, arrivano a risparmiare fino al 90%, rispetto ad un processo di produzione tradizionale. E, ovviamente, oltre a far bene alle casse aziendali apporta benefici anche all’ambiente.

E in effetti, questo nuovo approccio mette in una luce buona le aziende in quanto percepite come organizzazioni dedite al benessere generale e al rispetto dell’ambiente.

I settori che meglio hanno interpretato questo approccio sono: l’automotive, l’elettronica e l’aerospaziale. Esistono anche aziende che si occupano di recuperare per conto delle aziende che producono. Oltrettutto, come visto al salone del mobile, anche il settore del Design rivendica un forte miglioramento
Il mercato del remanufacturing è un ottimo settore su cui investire: Parliamo du un giro d’affari inttorno ai 30 miliardi di dollari, ma secondo alcuni analisti potrebbe arrivare a 100 miliardi di dollari entro il 2030.

il bizmatching

Va di moda e si sta sviluppando sempre più rapidamente nelle nostre città, il coworking sta aiutando diverse attività professionali a lavorare in team e a collaborare su progetti.

In questi spazi i in cui startupper e creativi di ogni sorta possono incontrarsi, sfruttano postazioni e rete internet, utility e altro ancora, senza per forza dover mettere in piedi un ufficio evidentemente con costi molto piu alti.
Ma le novità corrono e il coworking oggi si evolve e diventa bizmatching. Questo nuovo concetto ha lo scopo, creare occasioni di “business matching”. All’interno di uno spazio del genere i coworker vengono messi in contatto l’un l’altro con l’obiettivo di far nascere relazioni per il proprio giro di affari. Qui vengono create le basi per collaborazioni, partnership e opportunità tese ad incentivare crescita, progresso e benessere economico.

5 consigli per un business plan efficace

5 reasons to give to (1)

 

Che cos’è il Reshoring?

C’è una tendenza che proprio non t’aspetti. Cioè aziende che hanno delocalizzato in altri paesi e che poi decidono di ritornare.  In altre parole Il reshoring è il contrario dell’offshoring

La causa principale è certamente l’aumento della manodopera dei paesi esteri per antonomasia patria di delocalizzazione.

In ogni caso da una ricerca emerge che tra le motivazioni principali

  •    Il 24% decide di ritornare in patria per i costi logistici, del lavoro, del coordinamento
  •    Il 22% vuole rimpatriare la produzione per l’effetto “made in”, ovvero la produzione in patria è percepita dai clienti come migliore e di qualità per cui più appetibile;
  •    Il 21% si sposta perché la produzione delocalizzata ha una scarsa qualità;
  •    Il 17,3% ritorna per avere una gestione del cliente migliore;
  •    Il 14% perché i tempi di consegna sono lunghi;
  •    Il 12,3% dichiara di essere tornato in patria a seguito degli incentivi pubblici istituiti proprio per attirare le imprese nel loro paese di origine;

In Italia il fenomeno del reshoring è più accentuato che in altri paesi, in quanto i distretti aziendali italiani, legati per definizione all’eccellenza, per mantenersi competitivi hanno la necessaria esigenza di tornare al “made in Italy” reale,  marchio di fatto di qualità ed eccellenza.

Mercato digitale in Cina

La Cina ormai non è da considerarsi un Paese, ma un vero e proprio microcosmo lontano da noi ma con notevoli potenzialità. E’ risaputo, anche se non soffermeremo su questo, che la Cina sotto il profilo economico è diventata una delle potenze mondiali e anche dal punto di vista digitale, il mercato promette risvolti molto interessanti.

La crescita del digitale e dello spirito di innovazione cresce a ritmi impressionanti.

Oltre 10000 aziende hi-tech che si trovano a Zhongguancun, il distretto tecnologico di Pechino, spesso definito la “Silicon Valley” cinese, stanno innovando e cambiando le abitudini di tutti. In questo luogo hanno sede grandi compagnie come Lenovo, Founder Group, ma anche multinazionali occidentali come Google, Intel, AMD..

Secondo le previsioni, più di un cinese su due (52%) sarà online. Una cifra inferiore a quella prevista per gli Usa (83%) e il vicino Giappone (72%), ma di molto superiore in termini assoluti: si tratta infatti di 700 milioni di utenti a fronte dei 269 milioni degli Usa e i 91 del Giappone.
In questo contesto è molto importante “dare un occhio” a quello che sta succedendo in Cina soprattutto per ricavare delle alleanze o dei nuovi sbocchi di mercato.

Realtà virtuale in azienda

La realtà virtuale è  la tecnologia con la quale avviene una simulazione realistica della realtà. Nel settore dei video games, la realtà vituale è gia una istituzione, nell’ultimo periodo però le su implicazioni possono diventare strategiche per molte aziende di settori diversi.

Il volume di affari della realtà virtuale potrebbe arrivare entro il 2020 a circa 14 miliardi di euro. Diversi settori come la medicina o le scienze ingegneristiche, stanno studiando nuove soluzioni.

Le industrie che si occupano di produzione industriale potrebbero trovare nella VR un alleato indispensabile nella prototipazione di macchinari, ì

Ma anche il settore edile. Molte aziende di costruzioni potrebbero avvalersi della tecnologia della realtà virtuale per creare dei veri e propri tour virtuali.

Anche dal punto di vista commerciale, anche attività con franchising e punti vendita potranno presto sfruttare questa tecnologia per poter offrire tour virtuali e esperienze diverse.