Dopo CoViD19 arriva BuViD20 il virus ammazza imprenditori

Dopo tre distinti decreti emanati per dare un ampio polmone alle aziende, agli imprenditori e ai lavoratori una cosa è certa: se contenere CoViD19 ed evitare una pandemia è stata una impresa storica, sconfiggere un virus tutto nostrano BuViD20 ed evitare un’ecatombe sarà ancora più complesso e titanico, serve un miracolo.

Questo nostro virus ha un nome: Burocrazia Virus Disease 2020 ed è purtroppo endemico e autoriproducente.

Ne sono pesantemente infettate le procedure per la cassa integrazione, molti lavoratori debbono percepire ancora gli stipendi di marzo eppur debbono campare loro e le loro famiglie.

I 600 euro per gli autonomi sono per molti ma non per tutti, diverse fasce si sono trovate escluse, eppur debbono campare loro e le loro famiglie.

Gli Istituti di Credito e Medio Credito Centrale si trovano ancora pienamente ingolfati con le richieste dei 25.000 euro e già sono incalcolabili le richieste per i finanziamenti successivi pari al 25% massimo del fatturato 2019, con i fondi a copertura che si stanno pericolosamente assottigliando. Eppure le aziende debbono onorare gli impegni e sopravvivere.

I Decreti affermano principi e disposizioni che si scontrano con le procedure interne e il testo unico bancario, con MCC che a seconda dell’interlocutore cambia la risposta allo stesso quesito in preda a schizofrenia da tilt burocratico.

I “si deve senza se e senza ma” non tengono conto del merito creditizio a cui debbono sottostare gli istituti di credito nel valutare i finanziamenti, seppur contro garantiti da MCC (forse ma non è detto).

Insomma, un vero “Italian Job”, per sopravvivere a questa ondata di piena vi è una sola speranza: che Conte in un prossimo Decreto Libera Italia inizi un serio percorso di sanificazione da BuViD20 e ci liberi da questa peste secolare che fa più danni all’imprendere di qualsivoglia tassazione, costo del lavoro, Art. 18 o quant’altro.

Eccezion fatta per la certezza del diritto e il giusto processo in tempi civili ed Europei, ma è un altro argomento che affronteremo prossimamente: GiuViD20.

Decreti Cura Italia e Liquidità in pillole

Dopo il Decreto Cura Italia (DL 18/20 del 17/3/2020) il 09/04/20 è ufficialmente entrato in vigore il Decreto Liquidità (DL 23/2020) relativo alle misure urgenti in materia di accesso al credito, adempimenti fiscali per le imprese e proroga di termini amministrativi e processuali.

Il Decreto rappresenta una risposta portando facilitate misure di accesso al credito per le imprese e le agevolazioni finalizzate a garantirne la continuità.

Lo Stato prevede di utilizzare il sistema bancario come rete per distribuire i finanziamenti coperti da garanzia pubblica del fondo di garanzia per le PMI (MCC) e della Sace.

La prima misura varata dal governo è stata la sospensione del pagamento dei finanziamenti rateali in essere e la proroga dei finanziamenti non rateali:

Moratoria ex lege: limiti alla revoca di affidamenti e sospensioni mutui alle PMI, con esposizioni debitorie “in bonis” al 17/03/2020 e con sede in Italia, che comunicano a banche e intermediari finanziari con un autocertificazioni in cui dichiarano di “aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”

non possono essere revocati dal 29/02/2020 al 30/09/2020 le aperture di credito a revoca, i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti sono prorogati fino al 30/09/2020 e alle medesime condizioni i prestiti non rateali, viene sospeso, dal 17/03/2020 al 30/09/2020 il pagamento delle rate di finanziamento e dei canoni di leasing.

E’ facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale, continuando a pagare la quota interessi

 

Specchietto del DL 23/2020 – i principali aspetti

Mediocredito Centrale

Invitalia

Garanzia 100%Garanzia 100%

90% Mcc – 10% Confidi

Garanzia 90%
SoggettiPMI e persone fisiche esercenti impresa, arti o professioniPMI e persone fisiche esercenti impresa, arti o professioni e imprese fino a 499 dipendenti

Fatturato < 3,2 mln €

PMI e persone fisiche esercenti impresa, arti o professioni e imprese fino a 499 dipendenti

 

Limiti ImportoFino al 25% del Fatturato

Max fino a 25.000 euro

Fino al 25% fatturato*Fino al 25% del Fatturato

*Fino al 200% del costo del personale

*Fabbisogno per costi di esercizio e di investimento per i successivi 12/18 mesi

Piano rimborsoMassimo 72 mesi

Preammortamento 24 mesi

Nessuna indicazioneMassimo 72 mesi
Procedure*È concessa gratuitamente

*Nessuna valutazione del FdG

*Autocertificazione su danni da Covid-19

*È concessa gratuitamente

*Nessuna valutazione del FdG

*Autocertificazione su danni da Covid-19

*È concessa gratuitamente

*Nessuna valutazione del FdG

 

 

Per gratuità della concessione della controgaranzia si intende che non vi saranno commissioni o costi nei confronti di MCC, mentre permangono e sono oggetto di valutazione i costi relativi agli Istituti di Credito e delle eventuali Confidi. Non vi sarà valutazione del fondo di garanzia a patto che sussistano le condizioni per rientrare nei decreti, vi sarà invece valutazione sul merito creditizio da parte sia dell’Istituto di Credito che della Confidi.

Vi sarà quindi liquidità per molti ma non per tutti, l’invito per aggiudicarsi un posto a tavola è quello di farsi aiutare nel scegliere la formula migliore e impostare la pratica nel modo corretto.

Giocarsi male le carte a questa mano può voler dire farsi escludere dal tavolo di gioco, arriviamo preparati e con le carte vincenti.

Marco Simontacchi

28 aprile 2020

Le tre facce di una azienda sana

Risk management, Direzione finanziaria e Passaggio generazionale sembrano tre storie separate, tre visioni e compartimenti stagni destinati a vite parallele.

È proprio così?

Le recenti vicissitudini ci suggeriscono il contrario.

Sono le tre facce di una piramide la cui base è la solidità presente e futura di un’azienda sana e prospera.

Si intrecciano in una sequenza di domande e risposte le cui soluzioni dettano la strada da seguire con obiettivo finale lo scopo aziendale dettato dalla visione imprenditoriale.

La necessaria lungimiranza che un Imprenditore capace – con la I maiuscola – mette in campo per decidere dove dirigere e condurre la propria impresa.

Qualsivoglia azienda deve avere ben chiaro dove si trova, dove vuole andare e quali siano le risorse a disposizione, viceversa non si può parlare di impresa ma di scommessa, non di management ma di gambling.

La gestione delle risorse se parliamo di finanziarie necessariamente passa attraverso una Direzione Finanziaria che utilizzando gli opportuni strumenti sia in grado di analizzare i dati storici per verificare che quanto pianificato industrialmente corrisponda a realtà e se vi siano correzioni di rotta da apportare.  Prevedere e pianificare inoltre soprattutto le esigenze di cassa presenti e future facendo collimare i flussi attivi e passivi per un equilibrio finanziario sia generale che come distribuzione alle risorse interne per soddisfare le attività pianificate. Una cattiva o nulla pianificazione finanziaria ci rende schiavi del contingente più occupati a mettere toppe che a investire nel futuro, sempre alla rincorsa di finanza per pagare fornitori, salari, contributi ed erario, in un circolo vizioso che è l’anticamera del default. Ci si indebita per investimenti produttivi, non per coprire perdite.

Eventuali perdite sono materia del Risk management: dato un piano industriale vanno analizzate con pari scrupolo minacce ed opportunità, che si rincorrono le une e le altre in modo sequenziale. Se non opportunamente valutate le stesse opportunità possono tradursi in una esiziale minaccia. L’ordine importante se non attentamente valutato come pianificazione finanziaria – un occhio alla rotazione debiti/crediti mi raccomando – e come rischio sia di credito che di approvvigionamenti può essere causa principale del tracollo dell’azienda. Di ciascun aspetto vanno valutati, come in una partita a scacchi, i rischi correlati, l’alea e la possibile perdita: di conseguenza porre in essere le contromisure che annullino, riducano a sostenibili o trasferiscano a terzi gli effetti patrimoniali indesiderati e insostenibili.

Rimane il Passaggio generazionale, ma con un Imprenditore giovane o senza figli che senso ha?

Chiariamo subito un malinteso, nella nostra accezione professionale il passaggio generazionale ha un valore molto più ampio e importante.

La vita di una azienda, soprattutto se coinvolge dipendenti, clienti, fornitori, insomma decine e decine di famiglie, non può dipendere in tutto o in buona parte dall’esistenza e dalla capacità psico fisica di un unico individuo. Anche pochi mesi di assenza forzata possono condurre al collasso una azienda non preparata.

Il passaggio inoltre non è solo relato a persone fisiche, è anche e soprattutto tecnologico e strutturale, ad esempio chi fosse stato già strutturato per lo smart working ha retto diversamente l’impatto del lockdown rispetto a chi sia stato colto di sorpresa.

I mercati, le leggi e le esigenze cambiano velocemente a volte anche radicalmente, essere non solo pronti ma anticipare tali tendenze è di per sé un passaggio generazionale che non vede cambiare i soggetti ma la loro visione del mondo e si sa: chi primo arriva meglio alloggia.

Progettare un aspetto senza integrarlo con gli altri è non solo inutile ma anche pericoloso ecco perché non sono compartimenti stagni ma aspetti integrati e interdipendenti per una sana e avveduta gestione aziendale volta alla proficua continuità nel tempo.

Informarsi non costa, il non farlo potrebbe.

Marco Simontacchi

16 aprile 2020

Impact investing che cos’è?

Impact investing che cos’è?

Gli impact investment sono quei investimenti che hanno lo scopo definito di creare valore per la società e per l’ambiente nel quale è inserita. Questi investimenti etici possono essere effettuati nei confronti di mercati sviluppati, ma anche emergenti e sono utili per ambiti quali: agricoltura sostenibile, energie rinnovabili e microfinanza.

Tra i pilastri dell’impact Investing:

  • La consapevolezza  di produrre un impatto positivo sulla società.
  • Ritorno economico per l’imprenditore grazie all’investimento etico concepito cosi.

Trasparenza nel comunicare i risultati delle attività di investimento

Remanufacturing

Recuperare è meglio che produrre?

Da una recente ricerca è emerso che  le aziende che recuperano scarti e materiali per produrre nuovi prodotti, arrivano a risparmiare fino al 90%, rispetto ad un processo di produzione tradizionale. E, ovviamente, oltre a far bene alle casse aziendali apporta benefici anche all’ambiente.

E in effetti, questo nuovo approccio mette in una luce buona le aziende in quanto percepite come organizzazioni dedite al benessere generale e al rispetto dell’ambiente.

I settori che meglio hanno interpretato questo approccio sono: l’automotive, l’elettronica e l’aerospaziale. Esistono anche aziende che si occupano di recuperare per conto delle aziende che producono. Oltrettutto, come visto al salone del mobile, anche il settore del Design rivendica un forte miglioramento
Il mercato del remanufacturing è un ottimo settore su cui investire: Parliamo du un giro d’affari inttorno ai 30 miliardi di dollari, ma secondo alcuni analisti potrebbe arrivare a 100 miliardi di dollari entro il 2030.

il bizmatching

Va di moda e si sta sviluppando sempre più rapidamente nelle nostre città, il coworking sta aiutando diverse attività professionali a lavorare in team e a collaborare su progetti.

In questi spazi i in cui startupper e creativi di ogni sorta possono incontrarsi, sfruttano postazioni e rete internet, utility e altro ancora, senza per forza dover mettere in piedi un ufficio evidentemente con costi molto piu alti.
Ma le novità corrono e il coworking oggi si evolve e diventa bizmatching. Questo nuovo concetto ha lo scopo, creare occasioni di “business matching”. All’interno di uno spazio del genere i coworker vengono messi in contatto l’un l’altro con l’obiettivo di far nascere relazioni per il proprio giro di affari. Qui vengono create le basi per collaborazioni, partnership e opportunità tese ad incentivare crescita, progresso e benessere economico.

Che cos’è il Reshoring?

C’è una tendenza che proprio non t’aspetti. Cioè aziende che hanno delocalizzato in altri paesi e che poi decidono di ritornare.  In altre parole Il reshoring è il contrario dell’offshoring

La causa principale è certamente l’aumento della manodopera dei paesi esteri per antonomasia patria di delocalizzazione.

In ogni caso da una ricerca emerge che tra le motivazioni principali

  •    Il 24% decide di ritornare in patria per i costi logistici, del lavoro, del coordinamento
  •    Il 22% vuole rimpatriare la produzione per l’effetto “made in”, ovvero la produzione in patria è percepita dai clienti come migliore e di qualità per cui più appetibile;
  •    Il 21% si sposta perché la produzione delocalizzata ha una scarsa qualità;
  •    Il 17,3% ritorna per avere una gestione del cliente migliore;
  •    Il 14% perché i tempi di consegna sono lunghi;
  •    Il 12,3% dichiara di essere tornato in patria a seguito degli incentivi pubblici istituiti proprio per attirare le imprese nel loro paese di origine;

In Italia il fenomeno del reshoring è più accentuato che in altri paesi, in quanto i distretti aziendali italiani, legati per definizione all’eccellenza, per mantenersi competitivi hanno la necessaria esigenza di tornare al “made in Italy” reale,  marchio di fatto di qualità ed eccellenza.

Mercato digitale in Cina

La Cina ormai non è da considerarsi un Paese, ma un vero e proprio microcosmo lontano da noi ma con notevoli potenzialità. E’ risaputo, anche se non soffermeremo su questo, che la Cina sotto il profilo economico è diventata una delle potenze mondiali e anche dal punto di vista digitale, il mercato promette risvolti molto interessanti.

La crescita del digitale e dello spirito di innovazione cresce a ritmi impressionanti.

Oltre 10000 aziende hi-tech che si trovano a Zhongguancun, il distretto tecnologico di Pechino, spesso definito la “Silicon Valley” cinese, stanno innovando e cambiando le abitudini di tutti. In questo luogo hanno sede grandi compagnie come Lenovo, Founder Group, ma anche multinazionali occidentali come Google, Intel, AMD..

Secondo le previsioni, più di un cinese su due (52%) sarà online. Una cifra inferiore a quella prevista per gli Usa (83%) e il vicino Giappone (72%), ma di molto superiore in termini assoluti: si tratta infatti di 700 milioni di utenti a fronte dei 269 milioni degli Usa e i 91 del Giappone.
In questo contesto è molto importante “dare un occhio” a quello che sta succedendo in Cina soprattutto per ricavare delle alleanze o dei nuovi sbocchi di mercato.

Come finanziare l’innovazione in azienda

La crisi economica è stata come una violenta onda che ha spazzato via tutto.

In Italia poi abbiamo la cattiva abitudine di focalizzarci più sui problemi che sulle soluzioni ed ecco cosi che le crisi diventano montagne insormontabili. Durante i periodi di crisi, infatti, molte delle aziende italiane tendono appunto a focalizzarsi sul problema cercando un modo per ridurre i costi, tagliare tutto il possibile, cercare di mantenersi a galla.

Difficilmente in periodi come questi, le aziende si propongono di svilupparsi, di innovare e provare a distinguersi dalla massa attraverso un vero vantaggio competitivo.

Il problema, dicono la maggior parte degli imprenditori, è che impegnare risorse finanziarie in periodi di crisi è impensabile, anzi a dire il vero impossibile. Un ragionamento  che non fa una piega, in effetti. Ma siamo convinti che sia solo un problema di contingenza?

Siamo realmente convinti che non sia un problema di “approccio”?

Quali aziende infatti in periodi di crisi pensano di trovare strade alternative per trovare le risorse per innovare e investire.

Esistono infatti diversi progetti per poter finanziare innovazione e crescita, senza per forza mettere mano al portafogli. Ecco infatti alcuni bandi disponibili per le aziende:  

  • Horizon 2020
  • SIE – fondi strutturali e di investimento europei
  • FESR – ovvero Fondo europeo di sviluppo regionale, teso a finanziare progetti che mirano al potenziamento del territorio;
  • FES – ovvero Fondo sociale europeo che vuole favorire la crescita dell’occupazione, nonché l’inclusione sociale in campo lavorativo;
  • Fondo di coesione a sostegno dei paesi meno sviluppati;
  • Fondo europeo agricolo;
  • Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.
  • I fondi SIE, in sostanza, sono tutti tesi a favorire lo sviluppo del territorio in un’ottica di coesione economica e sociale.
  • Nuova legge Sabatini – All’interno degli incentivi definiti dal Governo italiano, troviamo la Nuova legge Sabatini, ovvero l’incentivo che promuove innovazione e digitalizzazione grazie ad un serie di finanziamenti agevolati per le aziende che investono in beni strumentali utili all’attività di impresa.
  • Piano nazionale industria 4.0

 

Insomma, le misure per stimolare innovazione e ricerca non mancano, come non deve mancare quella voglia di migliorarsi, di acquisire nuove conoscenze per il progresso della collettività intera.

Editoriale Aprile

Buongiorno, ecco il nostro primo editoriale. Un modo per tenerci in contatto e aggiornarci sulle attività in corso, sulle opportunità e su tutto ciò che orbita intorno al mondo business. Anche se, lo prometto, cercheremo di parlare anche di altro 🙂
L’editoriale del mese nasce con l’intento di informare e portare cultura aziendale nelle PMI, sia specifica che estesa al “bello”.
In ogni editoriale troveremo infatti una sezione dedicata a un Artista che vale la pena conoscere. E’ falso che la cultura non dia pane, essa forma e sviluppa le coscienze, e sa il cielo se abbiamo bisogno di Leader evoluti e consapevoli.
Vi saranno vari articoli e la presentazione di servizi utili e magari poco conosciuti con i riferimenti dei referenti per eventuali approfondimenti, servizi sia interni che di Aziende esterne.
Mi auguro spendiate qualche minuto di pausa per curiosare e magari lasciarci un feedback, come ringraziamento potete scaricare un utile e pratico ebook richiedendolo compilando il form, in fondo alla pagina.

Grazie, Marco Simontacchi

Intervista a Luca Casagrande Mantegazza, country manager Credendo – Short-Term Non-EU Risks

Buongiorno, sono Luca Casagrande Mantegazza, ho 34 anni e vendo assicurazioni del credito alle aziende Italiane e straniere, in modo che queste possano gestire i propri incassi ed affacciarsi a nuovi mercati con maggiore serenità.
Lavoro per una compagnia Belga facente parte del gruppo Credendo, diretta emanazione della ECA Belga. Precedentemente ho prestato i miei servizi per Coface e per il gruppo Sace, più precisamente nella compagnia breve termine Sace BT, diretta emanazione della ECA Italiana.

Per ulteriori approfondimenti al seguente link potete trovare il mio Curriculum Vitae completo.

Sono una persona motivata a cui piace il proprio lavoro, e mi impegno affinché le incertezze si trasformino in opportunità.

Che servizi offre la tua Azienda?

La mia compagnia vende polizze assicurative che tutelano l’assicurato dal rischio del mancato pagamento dei propri crediti commerciali da parte dei clienti. In altre parole, essendo assicuratori, vendiamo serenità, in questo periodo più che in altri passati il rischio del mancato pagamento è sentito dagli imprenditori, che a causa di crisi e cambiamenti nei mercati si sono trovati spinti ad affacciarsi a mercati prima sconosciuti. La mia compagnia è specializzata verso i mercati emergenti: quando assicuriamo clienti fuori dall’area OCSE abbiniamo alla copertura del rischio commerciale anche quella del rischio politico in modo da offrire al cliente una copertura totale. Assicuriamo anche le vendite complesse per commessa fino a 24 mesi con la possibilità di assicurare anche il rischio di cancellazione dell’ordine o non ritiro del macchinario. Spesso capita che nei mercati emergenti serva una garanzia statale perché il merito creditizio dell’acquirente non basterebbe per sostenere il rischio di un pagamento dilazionato senza garanzie, quindi noi assicuriamo anche i debitori pubblici (ministeri, enti governativi). Assicuriamo anche i pre-finanziamenti, ossia quegli anticipi versati ai fornitori di materia prima in cambio di consegne di merce o di particolari sconti sulle future consegne.

La polizza ha una durata di una anno, analizza ogni cliente dell’azienda e delibera un fido o rifiuta la copertura e in caso di mancato pagamento indennizza le perdite al 90% (95% rischio politico).

La polizza può essere impostata con globalità per area territoriale o per gruppi di clienti.

A chi si rivolge come target?

Il nostro target sono le aziende con fatturato assicurabile, ossia dilazionato, quindi esposto a rischio, superiore ai 2 milioni di euro. Assicuriamo sia aziende con fatturato modesto che le maggiori multinazionali, siamo molto flessibili. Vista la nostra specializzazione sui paesi emergenti, il target principale è formato dalle aziende che esportano.

Quali sono i benefici e i vantaggi che portate alla clientela?

I vantaggi sono diversi:

da un punto di vista amministrativo è uno strumento che vi ripara da mancati pagamenti, il cui danno poi erode l’utile di molte altre vendite andate a buon fine. Crea anche una maggiore stabilità negli incassi e un maggiore rispetto delle scadenze.

Da un punto di vista commerciale vi permette di sapere prima ancora di sedervi al tavolo con la controparte se è finanziariamente sana e se potete quindi offrire metodi di pagamento dilazionati con serenità, o se sarà meglio chiedere delle garanzie o pagamenti anticipati.

Ci occupiamo noi dello screening e del monitoraggio della clientela o della potenziale clientela, ci prendiamo la responsabilità sulle nostra valutazioni perché se ci fosse un mancato pagamento su un cliente assicurato, indennizziamo la perdita. Ci occupiamo anche delle azioni di recupero e legali nei confronti della controparte, facciamo risparmiare prezioso tempo alla azienda.

Vi sono alcuni aspetti che vi differenziano dalla concorrenza?

La concorrenza è focalizzata sui mercati maturi, i player sono in forte guerra di prezzo e quindi man mano che il costo delle loro polizze cala i rischi che coprono o i paesi in copertura sono sempre meno numerosi…

Noi facciamo l’opposto, analizziamo i rischi, e il prezzo viene di conseguenza al rischio che viene chiesto di assicurare, come dicevo prima siamo molto flessibili.

Cosa consigliereste ad un potenziale cliente?

Se esportate e volete un arma di protezione per il vostro fatturato estero, uno strumento che altresì vi permetta di entrare in nuovi mercati sapendo già dove colpire, sediamoci assieme ad un tavolo e parliamone. Al giorno d’oggi, con la spinta degli ultimi anni verso i mercati esteri, con tutti i rischi che ciò comporta, andare da soli è rischioso. Meglio avere un partner solido (rating di gruppo S&P: AA) ed esperto che vi protegga e vi indirizzi.

Come contattarti ed eventuale chiusura finale (sito email etc)

Mi trovate ai seguenti contatti:

Ufficio: +39 02 84253170

Cellulare: +39 338 5020554

Mail: l.mantegazza@credendo.com

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