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Politica strategia tattica e microgestione

Se c’è una lezione da imparare dai fatti salienti di questo periodo, riferendosi alla situazione bellica in Ucraina e dalla crisi energetica conseguente, è che sottovalutare il fil rouge che lega politica – strategia – tattica e microgestione può portare solo a risultati disastrosi.

Chiariamo i significati dei termini:

  • Politica è la finalità e la modalità di governo di un insieme
  • Strategia è il piano di azione per raggiungere gli obiettivi
  • Tattica sono le azioni specifiche per porre in atto la strategia
  • Microgestione è il controllo nel dettaglio delle azioni in essere e compiute

Se non vi è una visione d’insieme, una coerenza sin nel dettaglio di tutti i livelli logici si rischia di vanificare qualsivoglia sforzo o piano e trovarsi con risultati assai differenti dal desiderato.

Un esempio per tutti: una azienda con un buon rating e un dettagliato piano industriale decide di investire nella espansione interna per aumentare fatturato e utili.

Decide le strategie, predispone le azioni richieste delegando e formando il personale necessario, facendo un controllo ecologico che tutti i comparti abbiano gli strumenti per reggere il cambio di passo.

Reperisce i mezzi finanziari per gestire i flussi di cassa e parte per l’avventura.

A fine esercizio chiuso e depositato il bilancio scopre che il maggior indebitamento non seguito da un proporzionale aumento del patrimonio netto ha fatto peggiorare i parametri che garantivano un sereno accesso al credito e che, essendo divenuti più stringenti i requisiti per la finanziabilità, potrebbe avere seri problemi non solo ad aumentare la disponibilità di cassa, ma a rinnovare gli affidamenti già esistenti nella loro interezza. Mettendo a repentaglio il progetto stesso.

Una maggiore attenzione e micro gestione avrebbe senz’altro posto in evidenza il problema in anticipo, permettendo di intervenire con soluzioni strutturali che avrebbero garantito di mettere in sicurezza finanziaria e patrimoniale l’azienda stessa.

Per sviluppare un progetto ben strutturato non occorre essere tuttologi o dei geni della finanza, servono strumenti adatti e chi abbia le conoscenze per utilizzarli proficuamente.

Se avete una brillante idea in testa fatevi aiutare da chi può darvi valore aggiunto.

Noi ci siamo, Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

 

15/09/2022

 

Nuovo CCII: trappola od opportunità?

Il 15 di luglio è entrata in vigore nella sua veste definitiva la Legge sul Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (CCII), armonizzandoci e recependo la Direttiva UE 2019/1023.

Prevede degli adeguati assetti organizzativi per rilevare i primi segnali di crisi e se il caso da gestire con composizione negoziata.

Il CCII non salva di per sé le PMI, le mette in condizione di prevenire eventuali crisi, salvaguarda semmai il sistema spostando il limite di intervento degli Amministratori molto prima della vecchia normativa dando anche dei punti di riferimento precisi.

Gli Amministratori, se non adempienti al CCII, sia nella parte di adeguato assetto che nella segnalazione di probabile crisi, si troveranno nella spiacevole situazione di rispondere in proprio non dei maggiori danni arrecati, come da vecchia normativa, ma in solido con l’Azienda, divenendo quindi il loro patrimonio personale disponibile per la procedura concorsuale.

Il livello di attenzione deve quindi essere massimo, sia come Amministratori che come fornitori, in entrambi i casi si assumono degli obblighi in caso di concordato semplificato.

Rammentiamo che i creditori, soprattutto se pubblici, sono a loro volta tenuti alla segnalazione a sistema di segnali di allarme di probabile crisi di impresa e di insolvenza.

Per il proprio bene gli Amministratori debbono aprire la crisi, o risolverla, prima che un esterno provveda, mettendoli in mora per non aver organizzato adeguati assetti o non aver controllato o provveduto.

I creditori che godono di tutele hanno l’obbligo di rispettare contratti aperti se non autorizzati alla risoluzione.

Viene nominato un esperto indipendente ed entro 60 giorni dalla sua relazione si ricorre e chiude un concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio.

Vi sono vantaggi e svantaggi, in ogni caso si tende a salvaguardare una continuità aziendale.

Il primo punto è che si cerca di prevenire situazioni gravi e ai primi segnali di contenere i danni.

Anche i tempi di risoluzione vengono delimitati in 60 giorni più la relazione, che garantisce rientri rapidi e sicuramente superiori rispetto all’attuale.

Infatti, più è lungo il concordato più esso diventa oneroso, sino all’assorbire buona parte delle risorse, e il prezzo è a totale carico dei creditori essendo tali costi detratti dal patrimonio disponibile.

Il garantire le forniture dei creditori privilegiati consente inoltre di dare continuità agli affari in essere, aumentando i flussi di cassa disponibili per la procedura.

Quali quindi gli assetti previsti:

  • rilevare squilibri economici, finanziari o patrimoniali
  • verificare la sostenibilità dei debiti e della continuità aziendale nel tempo
  • seguire periodicamente i controlli dei segnali di allarme
  • effettuare periodicamente un test di perseguibilità di risanamento

I segnali di allarme da controllare

  • Retribuzioni scadute da 30 giorni pari alla metà o più del totale mensile
  • Debiti verso fornitori scaduti da 90 giorni superiori a quelli non scaduti
  • Esposizioni bancarie scadute o oltre fido da oltre 60 giorni superiori al 5% del totale esposizioni
  • Esposizioni debitorie verso creditori pubblici

Il risk management e la direzione finanziaria sono sempre più una necessità.

 

Noi siamo pronti, Voi?

Articoli di Marco Simontacchi

20/07/2022

GiuViD 2020 il virus giudiziale ammazza investitori

Abbiamo parlato di BuViD 2020, il virus burocratico che infetta il paese, oggi affrontiamo l’altro flagello che ci attanaglia, alienandoci molti potenziali investitori italiani ed esteri  facendo deragliare il concetto stesso di giusto processo, situazione tutta a favore dei reprobi e vero tormentone per i danneggiati: GiuViD 2020 – Giustizia Virus Desease nel 2020.

Vediamo un po’ di dati – fonte European judicial systems Efficiency and quality of justice CEPEJ STUDIES No. 26 2018 del Consiglio d’Europa su dati 2016.

Giustizia Civile

Vi sono tre gradi di giudizio, Tribunale, Appello e Cassazione e per passare attraverso tutti e tre i gradi i tempi sono i seguenti:

Media europea:

primo grado – 233

secondo grado – 244

terzo grado – 238

quindi ammesso che si percorrano tutti e tre i gradi, la maggior parte si ferma al secondo, mediamente si impiegano 715 giorni, quasi 5 anni.

Media italiana:

primo grado – 514

secondo grado – 993

terzo grado – 1.442

ammesso quindi che si percorrano tutti e tre i gradi di giudizio il totale ammonta a ben 2.949 giorni, 8 anni.

 

Giustizia Amministrativa

Vi sono due soli gradi di giudizio, TAR e Consiglio di Stato

Media italiana:

primo grado – 925

secondo grado – 986

siamo a 1.911 giorni oltre 5 anni, peggio di noi solo Grecia e Cipro.

 

Giustizia Penale

Tre i gradi di giudizio, primo grado, appello e cassazione

Media europea

primo grado – 138

secondo grado – 143

terzo grado – 143

per un totale di 424 giorni, poco più di un anno

 

Media italiana

primo grado – 310

secondo grado – 876

terzo grado – 191

siamo a 1.377 giorni poco meno di 4 anni

 

Tralasciamo la certezza della pena su cui si potrebbe scrivere un intero libro.

Visti i dati quale serio e riflessivo imprenditore si sentirebbe tutelato a investire in un sistema paese così messo? Di certo affaristi e spregiudicati trovano un terreno fertile per giocare in tale pantano giudiziario.

I nostri imprenditori in fuga all’estero siamo certi lo facciano solo per motivi di tassazione?

Speriamo sempre in un miracolo che dipani la matassa contorta e annodata in cui si trova la giustizia italiana.

 

Solidità sicurezza e successo aziendali

Se mai vi fosse una ricetta affinché si possa portare la propria impresa in uno stato di solidità finanziaria, sicurezza da imprevisti e successo, si può sintetizzare nella seguente frase:
Non aspettate che i problemi vi affossino. Agite prima che i problemi si presentino. La prevenzione è la strada verso la sicurezza e il successo”. (Sadhguru).
Non credo nella sfortuna, o meglio esistono eventi al di fuori del nostro controllo con potenziali ricadute negative, credo nella capacità e nella possibilità degli individui di anticipare eventuali rischi e di tutelarsi dagli eventuali danni, evitandoli, minimizzandoli o trasferendo a terzi gli eventuali rischi economici.
Ciò richiede competenze, un buon livello di consapevolezza, una profonda conoscenza di tutti i meccanismi che regolano il funzionamento dei processi aziendali e della catena degli stakeholder.
Esistono soluzioni per tutti i tipi di accadimenti che una impresa debba affrontare, che siano positivi o negativi come ricaduta dipende da come li si è affrontati, prima durante e dopo.
La prevenzione e l’aver soluzioni già pronte e studiate permette di trasformare potenziali tragedie in vantaggi competitivi, essendo tale stato purtroppo un elemento distintivo rispetto alla situazione media delle aziende italiane.
Fortuna è il nome che diamo al successo altrui”. (Roberto Gervaso)
Lavoriamo con diverse aziende, con alcune da decenni e la costante di quelle di successo costantemente nel tempo, solide e sicure è l’aver Amministratori competenti, consapevoli e profondi conoscitori della propria impresa e degli stakeholder e soprattutto proattivi per non lasciare in balia degli eventi i destini aziendali.
Con la prevenzione avremo la barra del timone aziendale sempre solidamente in mano gestendo gli scarrocciamenti fermi gli obiettivi; senza a decidere la rotta sarà il fato, gli stakeholder o un commissario giudiziale.
A noi la scelta: “Homo faber est suae quisque fortunae”.

Pillole di Risk Management

Non esiste la sfortuna:

esiste la prevenzione consapevole con la gestione del rischio o l’affidarsi alla sorte. È una scelta.

Il Risk Management non è una buona pratica applicabile solo per le grandi Aziende, se infatti è vero che le PMI potrebbero non disporre di risorse tali da poter pagare costosi manager è altresì vero che efficaci processi di Risk Management richiedono interventi mirati e consapevoli proporzionali alla complessità aziendale, quindi nelle PMI basta un buon consulente, meglio se in temporary management per mettersi al riparo.

Risk Management:

Insieme di attività, metodologie e risorse coordinate per guidare e tenere sotto controllo un’organizzazione con riferimento ai rischi. (UNI 11230 – Gestione del Rischio)

Rischio:

Possibilità che si verifichi un evento (alea) con le possibili conseguenze su patrimonio e obiettivi (effetti).

Il risk management è un processo circolare:

  1. Identificazione
  2. Misurazione
  3. Valutazione
  4. Gestione

Suddiviso in tre macroaree: Rischi finanziari, Rischi operativi, Rischi IT.

Per ciascuna di queste macroaree si deve attuare una valutazione in termini qualitativi e quantitativi per poi implementare le più adeguate modalità di gestione del rischio con gli strumenti più coerenti. Il rischio si può evitare, contenere o trasferire a terzi a seconda della convenienza.

Anche ai fini della Legge 155 è fondamentale che affinché si dia adeguata importanza ad una analisi dei rischi è importante trasformare tutto in termini monetari così da scoprirne il valore aggiunto durante la stesura di budget, piani dei conti e spese e delle relazioni periodiche per gli organi di controllo.

Il ruolo di un Risk Manager

Il ruolo di un Risk Manager e del processo di Risk Management  è quello di massimizzare gli effetti positivi e minimizzare quelli negativi mantenendo indenne l’azienda e gli amministratori dai danni patrimoniali diretti e indiretti di eventi non previsti assicurando la continuità aziendale nel tempo.

Informarsi costa nulla, può costare molto il non farlo.

Che aspettate? che sia troppo tardi?

Marco Simontacchi

16 marzo 2020