Novità e opportunità nella gestione da sovraindebitamento.

Con il DL Giustizia 05/08/21 entra in vigore il Codice della crisi di impresa, dal 15 novembre la nuova procedura negoziale e dal 31/12/23 le misure di allerta.

Con il Decreto Ristori invece si è anticipata l’entrata in vigore di alcune norme del Codice per agevolare situazioni di crisi da sovraindebitamento. Saranno valide anche per le procedure pendenti alla data del 25/12/2020, un regalo di Natale per quelle aziende o famiglie in crisi visto il momento.

Le procedure di rientro dai debiti diventano più accessibili e facili; viene introdotto anche il sovraindebitamento famigliare; si ammette la domanda del debitore incapiente; viene sanzionato il creditore che aggrava la situazione di indebitamento.

Possono accedere il consumatore – compreso i soci di società di persone – i membri di una stessa famiglia possono accedere in una unica procedura, ex imprenditori, startup innovative, le piccole imprese sotto alla soglia fallimentare e studi professionali.

Vi è un merito per l’accesso, ossia non deve esserci da parte del debitore colpa grave, malafede o frode.

In caso di totale incapienza, quindi che il debitore non abbia i mezzi per far fronte a nulla nel presente né nel futuro, si procede all’esdebitazione, alla liberazione dal debito. Fatto salvo l’obbligo entro i 4 anni in caso di novità rilevanti di soddisfare i creditori almeno in misura del 10%.

Si è accennato a sanzioni verso i creditori che abbiano in qualche modo aggravato colpevolmente la situazione, essi non potranno presentare osservazioni sul piano né reclami verso l’omologazione e l’unica causa di inammissibilità che potranno far valere è solo in caso di comportamenti dolosi del creditore.

Tre sono le principali soluzioni di composizione della crisi:

Accordo di ristrutturazione per piccoli imprenditori

Piani del consumatore

Liquidazione del patrimonio nel rispetto dei beni essenziali.

Noi ci siamo attrezzati.

Articolo di Marco Simontacchi

Un buon manager al giorno toglie la crisi di torno

Il Governatore della Banca D’Italia Ignazio Visco alla conferenza online BDI – Cepr – Eief apre l’intervento con queste parole circa la produttività, che ritiene essere la base della crescita economica e del welfare: “Ci stiamo rendendo conto sempre più che l’evoluzione della produttività totale dei fattori dipende da come viene organizzata la produzione, da come viene adottata la tecnologia e da come le diverse competenze vengono combinate dinamicamente. Pertanto, il governo societario e le attività di gestione sono ingredienti chiave del processo di produzione”.

Gli imprenditori hanno quindi un ruolo cardine nella creazione non solo di nuovi prodotti ma anche di nuovi approcci e processi organizzativi. Continua: “Tuttavia devono affrontare il difficile compito di scegliere i manager appropriati. Il pool potenzialmente limitato di dirigenti di talento può creare una mancanza di competenze manageriali, che spesso è alla base delle scarse prestazioni di imprese anche promettenti”.

Nella selezione dei manager il background familiare, i legami sociali e politici sembrano spesso avere più peso della competenza, delle capacità manageriali e dell’istruzione. Ciò tende anche a ostacolare le prestazioni aziendali a causa della mancanza di apertura ai talenti esterni e alle moderne pratiche di gestione, che porta a una minore efficienza aziendale e a una debole propensione all’innovazione”.

E quindi: “Gran parte dei divari di produttività tra le imprese sia all’interno che tra i paesi è stata recentemente attribuita alle differenze nelle pratiche di gestione. Ciò che è emerso, forse sorprendentemente, è che i loro effetti quantitativi sono paragonabili a quelli prodotti dalle differenze negli investimenti in ricerca e sviluppo, nell’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione o nel livello di istruzione e competenze dei dipendenti”.

Riportiamo le parole del Governatore, non avremmo saputo esprimerci meglio.

Rinforza questo discorso quanto predichiamo e professiamo da anni, competenza, esperienza e strumenti tecnologici appropriati fanno la differenza anche e soprattutto in chiave competitiva e garantiscono all’Impresa un futuro solido. Con il temporary management oggi ci si può garantire tutto ciò a costi sostenibili. Al costo di un investimento ad alta resa, provare per credere.

Noi, come sempre, ci siamo. Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

L’Imprenditore e la Sindrome del Luccio

In un famoso esperimento alcuni ricercatori misero in una vasca un luccio e alcune piccole carpe divisi da una lastra di cristallo.

Il luccio famelico provò più volte ad avventarsi sulle prede rimediando solo botte sul muso, finchè si ritirò nel suo angolo di vasca sconfitto.

Allora tolsero la lastra divisoria, ma il luccio frustrato non provò più ad attaccare le prede sconfitto dalle sue cocenti esperienze.

Fu denominato questo atteggiamento rinunciatario appunto la “Sindrome del Luccio” e paradossalmente fu notato che gli esseri umani stessi rispondevano a questo condizionamento.

Gli ultimi anni per molti imprenditori sono stati complessi e ricchi di trabocchetti dovuti sia alla pandemia che alla recente inflazione che hanno sparigliato tutte le carte e le logiche passate.

Certamente il panorama è molto variato rispetto a solo due anni fa e nulla di ciò che funzionava nel passato sembra essere oggi una certezza.

La Sindrome del Luccio è quanto mai attuale con la maggior parte degli imprenditori fermi in attesa di chissà quale rivelazione.

Purtroppo, esiste un secondo importante aspetto: nulla è fermo e tutto si evolve, e chi si ferma è perduto.

Si rischia di fare come i pattini salvagente lasciati a lungo fermi sulla battigia, la risacca a poco a poco li fa affondare nella sabbia finché nulla più si può fare per recuperarli salvo lasciarli scomparire nell’oblio.

È un momento delicato per gli imprenditori, a stare fermi rischiano di scomparire in un mercato estremamente fluido, a prendere decisioni rischiano errori difficili da rimediare: cosa fare?

Abbiamo due motti nello Studio:

Lascia o raddoppia

Aiutiamo le Aziende a riconoscere, analizzare e trasformare le problematiche in fattori di crescita

Un problema, se risolto, diventa un vantaggio competitivo, perché accada servono idee chiare, risorse adeguate e un cruscotto di controllo sia ex post che previsionale.

Le idee deve averle l’Imprenditore, per il resto ci pensiamo insieme.

A fare come il luccio si finisce come il pattino, la fortuna arride agli audaci e non agli sprovveduti.

Noi siamo pronti, Voi?

Articolo di Marco Simontacchi

Aziende sotto assedio del cyber crime

Dal report “ Clusit – Rapporto 2021 sulla Sicurezza ICT in Italia ” si legge che nel 2020 vi è stato un record di casi: in totale vi sono stati 1.871 attacchi gravi di dominio pubblico rilevati con un impatto sistemico in ogni aspetto della società, della politica, dell’economia e della geopolitica. L’aumento degli attacchi cyber è stato del 12% rispetto al 2019 e negli ultimi quattro anni il trend di crescita si è confermato in stabile crescita, marcando un aumento degli attacchi gravi del 66% rispetto al 2017.

Nello scorso anno tra gli attacchi rilevati e andati a buon fine si è verificato nel 56% dei casi un impatto alto e critico e che nel 44% è stato di gravità media.

I settori più colpiti sono stati:

“Multiple Targets”, 20% del totale Si tratta di attacchi realizzati in parallelo verso obiettivi molteplici e indifferenziati, che vengono colpiti industrialmente e serialmente dal cyber crime.

Settore Governativo, Militare, Forze dell’Ordine e Intelligence, con il 14% degli attacchi.

Sanità, il 12% del totale degli attacchi.

Ricerca/Istruzione, l’11% degli attacchi.

Servizi Online, il 10% degli attacchi.

In forte aumento gli attacchi verso Banking & Finance (8%), Produttori di tecnologie hardware e software (5%) e Infrastrutture Critiche (4%).

Si è notato un incremento di attacchi infiltrati tramite l’utilizzo fraudolento della supply chain, ovvero tramite la compromissione di terze parti, portale che consente ai malintenzionati di colpire tutti i contatti dell’ignaro compromesso, moltiplicando geometricamente sottotraccia il numero delle vittime.

Uno degli strumenti chiave è il Malware (42%), con largo uso di Ransomware nel 29% dei casi in significativa crescita sia numericamente che in dimensioni della richiesta.

In preoccupante aumento le tecniche sconosciute tra cui i Data Breach (20%), seguono Phishing & Social Engineering (15%), tramite vulnerabilità pure loro in aumento (+ 10%) dopo una flessione del 2019 (-29%) probabilmente a causa dello smart working.

In sintesi, l’impressione è che ci si affidi a un buon antivirus e firewall sperando così di essere tranquilli.

La realtà è che, pur essendo indispensabili, solo la minima parte dei crimini avviene per vulnerabilità (10%) il rimanente è dovuto alla sempre maggior abilità e “professionalità” dei cyber criminali.

La torta è sempre più grossa e appetibile con giro d’affari impressionante, la fase industriale e seriale degli attacchi è già iniziata e le Micro PMI, ignare, sono sotto assedio.

Il fai da te può costare molto caro, anche in termini di immagine e con il GDPR non denunciare un data breach può costare molto caro.

Meglio affidarsi a professionisti e ricorrere a un buon risk management, che non passa solo attraverso hardware e software promuovendo anche la creazione di una cultura e l’utilizzo di strumenti che minimizzino rischi ed impatto.

Noi siamo pronti e voi?

Articolo di Marco Simontacchi

L’impatto devastante degli aumenti dei materiali

In un recentissimo studio il MIMS (Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili), un dicastero del governo italiano che monitora 56 materiali da costruzione, ha analizzato in una riunione del 10 novembre u.s. la situazione dei materiali che hanno subito un aumento di oltre 8% già nel primo semestre del 2021.

Ben 36 su 56 materiali costituenti il paniere sono risultati superiori a una variazione di +8% nel 2021, tra cui ferro +43% – lamiere in acciaio +50% – fili di rame +23% – tubazioni in PVC +21%.

Per un effetto distorsivo dei parametri di calcolo adottati, ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) tramite un comunicato stampa ha fatto sapere che tali aumenti sono di fatto inferiori alla realtà e che non ritiene quindi di approvare tali tabelle.

MIMS ed ANCE fanno riferimento al settore edilizio e cantieristico, in realtà questi aumenti colpiscono direttamente tutto il settore manifatturiero e in modo indiretto, di conseguenza, tutti gli altri settori collegati.

Sono esclusi da tale elenco, inoltre, materie prime essenziali quali legname, calcestruzzo, gas naturali ed energia elettrica, che hanno subito aumenti altrettanto importanti se non superiori, basti pensare che il legname da costruzione ha subito aumenti medi intorno al 200%.

L’effetto domino su tutta l’economia è facilmente immaginabile e le conseguenze impattano già nell’immediato senza che ci sia una visione chiara per il medio e lungo periodo.

Ora più che mai le Micro PMI sono a rischio di trovarsi già nel giro di un mese con forti passivi dovuti all’aumento di quasi tutte le materie prime, semilavorati ed energia con ordini e offerte con probabili margini negativi.

È quindi intuitivo che senza un metodico e tempestivo controllo quotidiano di offerte, ordini e commesse il rischio di default sia dietro l’angolo.

Tale controllo è possibile solo con metodo, conoscenza di tutti i processi, monitoraggio continuo e programmi adatti.

La grande flessibilità delle Micro PMI potrebbe dare loro un vantaggio rispetto alle più lente grandi imprese, a patto di dotarsi come queste ultime di un impianto di controllo e di gestione efficace almeno quanto il loro.

Fantascienza? No, realtà possibile e sostenibile, anche senza il Management e i complessi programmi tipici delle Grandi Imprese e dell’Industria.

Noi siamo pronti, e voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

Lo spettro inflattivo torna tra noi

Dopo anni di stagnazione l’Italia torna a macinare numeri, il PIL dell’eurozona è previsto in crescita del 5% mentre l’Italia mette la freccia a sinistra per un sorpasso a + 6%.

Si stenta persino a crederlo, eppure è tutto vero.

Tuttavia, uno spettro è tornato ad aggirarsi tra i nostri dati produttivi: l’inflazione.

Molti di noi non hanno vissuto gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso e sono poco avvezzi a trattare con questo impiccio. Sembra un’altra era quando i listini avevano validità massima 30 giorni.

L’inflazione calcolata in eurozona è intorno al 4,8% mentre in Italia siamo sul 3,9%, dati per ora seri ma non preoccupanti.

Alcuni affermano essere una fiammata temporanea, altri invece sono più cauti e paventano una ripresa inflattiva sul medio periodo quasi certa.

Opto per la seconda ipotesi.

È pur vero che la fiammata del PIL mondiale è dovuta allo sblocco della produzione e dei consumi post lockdown dei vari paesi e che quindi poi tornerà (forse) ad assestarsi sui valori precedenti, ma dobbiamo considerare altri fattori.

L’ondata Covid non pare spegnersi, e se è vero che nei paesi più ricchi sembra meno grave, nei paesi meno sviluppati e con tassi di vaccinazione bassi la situazione è tutt’ora di emergenza, con molte attività rallentate e interi siti produttivi o logistici chiusi.

Il problema è che proprio in quei paesi vi sono buona parte delle attività estrattive di materie prime, molte delle fabbriche di lavorazione dei semi lavorati intermedi e parte delle fabbriche di assemblaggio.

Si è creata una grave difficoltà logistica e di approvvigionamento.

Basta ricordare la crisi dei semiconduttori e dei microchip, l’impennata dell’acciaio e di altre materie prime.

Come sempre in questi casi, per la legge di domanda e offerta, quando un bene scarseggia i prezzi si impennano, e non intravvedo una fine a breve di questo loop.

Ulteriore innesco inflattivo è l’alto costo energetico a cui non vi è soluzione a breve.

Non esistono soluzioni magiche, rimane l’imperativo di tenere, oggi più che mai, sotto controllo tutti i conti aziendali, verificando più che ex post l’andamento dei margini industriali, proprio ex ante giorno per giorno l’andamento dei costi di produzione e di vendita per aggiornare prontamente qualsivoglia listino e offerta.

L’istinto e la memoria sono ottima cosa, ma un buon gestionale con previsionale, un funzionale preventivatore lavorati da un management preparato ed efficiente faranno la differenza tra estinguersi ed evolvere.

Decidete se essere storia o fare la storia, se essere spettatori o protagonisti.

Noi ci siamo, voi?

Articolo di Marco Simontacchi

I successi sono direttamente proporzionali alla efficienza aziendale.

Nei decenni di attività si è rilevato un fattore comune ai successi duraturi e ripetuti: una adeguata ed efficiente struttura aziendale.

Cosa intendiamo per “struttura”?

La struttura è il risultato delle scelte tramite le quali il lavoro è diviso, ordinato e coordinato all’interno di un sistema organizzativo.

È necessaria quindi una differenziazione degli ambiti lavorativi, che vanno strutturati, integrati tra di loro, controllati e sospinti verso la finalizzazione, gli obiettivi aziendali coerenti con la missione stessa.

Sembra una ovvietà, tuttavia raramente ci è capitato di vedere una Micro PMI organizzata e strutturata correttamente e coerentemente.

Generalmente l’operatività nasce da prassi consolidate, figlie di una storia di piccoli commercianti o artigiani di successo che hanno fatto crescere i volumi e gli affari sino a diventare vera e propria impresa, gestita ancora come “affare di famiglia”.

Oggi la riduzione drastica dei margini e la compressione dei tempi e dei cicli economici hanno messo purtroppo alla corda le aziende meno organizzate e strutturate.

Il controllo di gestione e dei flussi di cassa richiede una attenzione prospettica, un piede nel passato e uno nel futuro con attenzione al presente, che non lascia margini al caso, pena il rischio di crisi di impresa indipendentemente dalla bontà del piano industriale. Ammesso di averne uno.

È in atto più che un passaggio generazionale: una vera rivoluzione industriale, chiamata 4.0.

Servono competenze, programmi idonei e capacità di tradurre l’insieme in un progetto industriale lucido e coerente con il modello di business. Sempre che ne esista uno strutturato.

Le Grandi Imprese e le industrie hanno i mezzi economici e le figure chiave per dotarsi sia di responsabili che di software evoluto che garantisca una sempre efficiente strutturazione aziendale, dall’altro lato però difficilmente hanno la flessibilità delle piccole strutture e soffrono i cambiamenti repentini.

Le Micro PMI hanno potenzialmente un grande vantaggio dato dalla flessibilità ma si trovano ingabbiate da carenze strutturali e da prassi che ancorano senza soluzione a un passato.

La buona notizia è che oggi le Micro PMI possono con poco sforzo, un investimento ad alto rendimento, dotarsi di competenze e di mezzi che diano loro la strutturazione più efficiente possibile senza perdere di flessibilità.

Noi siamo pronti, Voi?

Articolo di Marco Simontacchi

PMI Europee a rischio default – soluzioni.

Un recentissimo studio di Afme (Association for Financial Markets in Europe) realizzato con Pwc (PricewaterhouseCoopers) mostra come le vicissitudini Covid abbiano generato un buco di 500 / 600 miliardi di euro nei conti delle PMI europee.

Lo andiamo dicendo da diverso tempo, a breve buona parte delle PMI sono a rischio default. Buono l’art. 6 del Decreto Liquidità, ratificato con la Legge di Bilancio a giugno 2021, di spalmare le perdite 2020 sui cinque esercizi successivi, ma non vi è alcuna indicazione o modifica al TUB (Testo Unico Bancario) in merito ad alcuna deroga nei rinnovi o concessione di affidamenti alle aziende depatrimonializzate, che non hanno più i parametri per l’accesso al credito. A fine anno scadono le moratorie sui rinnovi e sarà strage.

Chiaro il messaggio lanciato da Afme all’Unione europea e ai Governi nazionali: salvate le imprese prima che la situazione produca un effetto domino con gravi danni economici e sociali, va fatto subito con strumenti il meno invasivi possibile.

Più che di prestiti occorrerebbe uno strumento misto tra lending ed equity che ricapitalizzi le PMI anche a vantaggio dei parametri componenti il rating, passaggio obbligato per mantenere l’accesso al credito, senza però diluire l’azionariato. Fatto non accettabile dagli Azionisti.

Francia, Spagna e Olanda sono già intervenute su questa strada. Afme ricorda che non è sufficiente, e vista la natura e la finalità degli interventi, per attirare i capitali finanziari, dovrebbe essere costituita una piattaforma o dei fondi controgarantiti in qualche modo da fondi centrali governativi o sovranazionali.

I singoli paesi probabilmente da soli non hanno le risorse: Afme ha incaricato Pwc di analizzare le legislazioni di vari Paesi europei e le loro singolarità con lo scopo di dare ai singoli Paesi gli strumenti per creare iniziative a sostegno delle Pmi.

Il tempo stringe e il conto alla rovescia è iniziato, speriamo qualcosa si muova e velocemente.

 

Articolo di Marco Simontacchi

Riflessioni sul PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)

Tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) l’investimento previsto nel sistema nei prossimi cinque anni sarà pari a 222,1 miliardi di euro.

Dimentichiamoci il vecchio modo di fare politica economica con logiche lobbistiche e politiche di breve respiro a macchia di leopardo; quella che si sta delineando è una profonda riforma strutturale, culturale e sociale dell’intero sistema paese.

La chiara intenzione è di mettere mano su tutti i fronti che sin ora hanno impedito al paese di progredire in tutti i sensi e di collocare degnamente l’Italia, come si meriterebbe per ingegno e capacità, tra i primi grandi paesi ed economie moderne.

Uno dei perni principali su cui si fonda buona parte del successo è l’investire in infrastrutture e piattaforme che supportino il digitale, banda larga, satellitare o 5G che sia.

Ciò è propedeutico a tutte o quasi le successive riforme: giustizia, cultura, sociale, monitoraggio e ristrutturazione delle infrastrutture, inclusione, riforma fiscale, lotta all’evasione, pubblica amministrazione, pubblici appalti e concorrenza.

Non si vedeva dal dopoguerra un piano così ambizioso e importante, il New Deal, con cui F. D. Roosevelt proiettò gli USA fuori dalla grande crisi del ’29, oggi si chiama Recovery Fund e si traduce in Italia nel PNRR.

Se una nuova stagione sta per iniziare è lecito pensare che entro non molto l’economia inizierà a offrire grosse opportunità di crescita e di ampliamento del proprio business per tutti i settori: manifatturiero, dei servizi, turistico, sociale e agricolo.

Pericoloso sarebbe credere che tale manna sarà indiscriminatamente per tutti, questa illusione purtroppo porterà all’uscita dal mercato molte aziende stantie e traballanti.

L’ammodernamento di tutte le infrastrutture, la digitalizzazione, la maggior trasparenza e velocità delle informazioni unite allo spingere verso una leale e chiara concorrenza richiedono che le aziende, soprattutto le PMI, cambino radicalmente pelle e approccio svecchiandosi da obsolete e dannose prassi indossando i panni di moderne aziende strutturate, flessibili e con governance impeccabili.

È una sfida nella sfida, occorre una nuova mentalità e capacità che vanno ben oltre l’esperienza e l’istinto.

Si richiede competenza, strumenti e visione del mercato professionali e inserite in un contesto strutturato.

Tanta roba per delle PMI, con la concorrenza che si farà sempre più globale e agguerrita caricarsi di ulteriori costi fissi è impensabile, cosa fare per rimediare a questo paradosso?

Per avere risposta basta fare le domande giuste nelle sedi giuste.

Noi ci siamo.

Articolo di Marco Simontacchi

Il controllo di gestione previsionale è d’obbligo!

“La potenza è nulla senza controllo”: recitava così lo slogan di una nota marca di pneumatici che ritraeva Ronaldo in equilibrio sopra a Rio de Janeiro o un centometrista ai blocchi di partenza con tacco 12 a spillo ai piedi.

Rende subito l’idea e fa sorridere, ma se trasliamo il concetto dalla tenuta delle automobili alla tenuta dei conti aziendali forse diventiamo più seri e pensierosi.

Si è fatto obbligatorio, per diversi motivi, redigere un rendiconto preventivo sui 12 mesi che si trasformi, man mano, anche in consuntivo.

  • Con il principio Ifrs 9 sugli strumenti finanziari, con un notevole impatto sui loro bilanci, gli istituti di credito valutano il rischio creditizio, facendo gli opportuni accantonamenti, non più solo su base storica, ma anche con valutazioni di carattere prospettico sulla capacità di rimborso dei propri debitori. Ciò comporta che le Aziende che intendono ricorrere al credito sono tenute a prevedere adeguati strumenti previsionali e di controllo che integrino la rendicontazione periodica, bilanci di esercizio provvisori, con informazioni prospettiche su marginalità, flussi di cassa e gestione del rating.
  • Con il codice della crisi d’impresa, 155/2017, il cui art. 375 ha modificato l’art. 2086 del Codice Civile, l’Imprenditore ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile compatibile con: le dimensioni societarie – natura della società – modalità di perseguimento dell’oggetto sociale. Quindi una pianificazione e un controllo non solo a posteriori ma anche prospettica per garantire un sufficiente flusso di cassa e scongiurare una crisi di insolvenza.
  • Questa legge ha modificato completamente la responsabilità degli Amministratori tant’è che il comma 6 dell’art. 2476 del Codice Civile recita che qualsivoglia creditore sociale può ricorrere qualora vi sia una mancata preservazione del patrimonio sociale e non siano stati adottati gli strumenti atti a riconoscere e prevenire uno stato di crisi che minacciasse la continuità aziendale. Gli Amministratori che non si preoccupassero di stabilire tali misure si troverebbero a rispondere illimitatamente e personalmente.

In pratica, senza che sia espressamente scritto, è sancito l’obbligo di istituire un controllo di gestione con previsionale.

Come sempre possiamo vedere in modo diametralmente opposto la medesima questione, come problema o come opportunità. Pragmaticamente ci sentiamo di dire che adottare un sistema di controllo, sia retrospettivo che previsionale, ci permette di avere un navigatore e un cruscotto di controllo che indichi all’azienda la strada, gli eventuali scarrocciamenti e gli opportuni aggiustamenti, per arrivare senza danni a raggiungere i propri obbiettivi. Ben gestito solleva inoltre gli amministratori dal trovarsi responsabili personalmente in caso di crisi. Con le opportune conoscenze e strumenti è veloce e tutt’altro che complicato istituirlo e gestirlo.

Noi siamo pronti, Voi?

Articolo di Marco Simontacchi