La grande fatica dell’accesso al credito

Giorni di bilanci e giornate spese al monitor e al telefono.

Depositare un bilancio viene vissuto a volte come un dovere burocratico, come se fosse altro e al di fuori del perimetro aziendale, numeri messi lì per normativa.

È atto pubblico visibile da chiunque sappia fare una richiesta su un portale e a pagamento avere anche i dati riclassificati con tutte le analisi finanziarie e di rating.

Insomma, diamo in pasto al mondo tutta la nostra storia economico patrimoniale. Siamo certi che sia nella sua veste migliore, quella con cui vogliamo essere visti e valutati?

Il bilancio avrà una diretta influenza sulla nostra credibilità sino al deposito del bilancio successivo che a sua volta partirà da dove si era chiuso il precedente.

Molti pensano che effettuare un bel maquillage possa cambiare volto al bilancio, quando nemmeno una operazione di chirurgia estetica potrebbe nascondere le profonde smagliature e cicatrici che risaltano tra i numeri.

Il bilancio viene spesso incrociato anche con la centrale rischi in cui si vedono l’andamentale e il qualitativo dei flussi finanziari, semmai ce ne fosse bisogno qui avviene la prova del nove sulla reale consistenza patrimoniale ed economica della azienda.

Ci si nasconde dietro a un dito quando si è nudi ed esposti, a velarsi ci si copre solo di uno strato di velenosa sfiducia e sospetto che il mondo finanziario ci riserverà.

La credibilità va costruita giorno dopo giorno attraverso le corrette azioni che creino i presupposti perché a fine esercizio i numeri rendano giustizia di un governo aziendale serio e affidabile.

Anche la composizione del bilancio andrà fatta tenendo in considerazione tutti i parametri che compongono i vari coefficienti oggetto di analisi da parte del mondo finanziario.

Il mondo del credito e dell’equity è pieno di liquidità pronta ad essere allocata e investita con i giusti e meritevoli destinatari, la difficoltà di accesso al credito non è dovuta a una mancanza di risorse o da cavilli burocratici o inefficienze del sistema.

Paradossalmente la grande fatica dell’accesso al credito è tutto, o quasi, un problema dei richiedenti che non creano le condizioni sufficienti per essere oggetto di “investimento” da parte della enorme mole di liquidità in cerca di allocazione.

Bilancio e composizione di richiesta di accesso al credito fai da te? Ahi ahi ahi.

Noi siamo pronti, Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

18/05/2022

 

Uno più uno fa un mondo di opportunità

Oggi parliamo di noi.

Studio Simontacchi Srls e Adattofin SpA è da tempo che operano congiuntamente avendo dato vita a Progetto Salva Imprese, dopo anni di collaborazione hanno deciso di consolidare tale unione.

Ambra Moroni, Procuratrice di Adattofin, entra al 50% nello Studio Simontacchi assumendo la carica di Presidentessa del CdA con Marco Simontacchi nel ruolo di Amministratore e membro del CdA.

Si perderà la “S” di semplificata e a breve ci si trasformerà in SRL con l’obiettivo a medio di divenire SpA.

Questo passaggio aiuterà a rendere ancora più efficace il Progetto Salva Imprese, con Adattofin SpA concentrata sulla finanza ordinaria e lo Studio sulla finanza straordinaria e la consulenza in temporary management.

Grazie ai software propri generati attraverso il partner Piquadro Srl sia di analisi di bilancio e della CR che di gestione dei flussi informativi e operativi, si sarà in grado di gestire in modo sicuro, tracciato e rapido tutta l’operatività connessa sia ai finanziamenti che alla consulenza lungo tutta la filiera, dal Cliente alla società prodotto.

Si uniscono in un intreccio armonico anche tutte le partnership con le società di servizi connesse a entrambe le realtà: istituti di credito ordinari, fintech, fondi di investimento, family office, piattaforme fintech, società di servizi e altro.

I collaboratori dello Studio e di Adattofin si troveranno a poter affrontare qualsivoglia problematica, sia di natura finanziaria che consulenziale, con un unico approccio basato sulle esigenze globali del Cliente senza limiti strutturali, deviando il flusso operativo dove riserve di legge o opportunità operative diano miglior garanzia di risultato.

I software e i portali a disposizione, inoltre ci permetteranno in tempi estremamente rapidi di poter analizzare se, come e in che misura si possa soddisfare le richieste della Clientela andando a prendere quei servizi che meglio la soddisfino, anche in ottica di ottimizzazione sia dei costi di approvvigionamento che di strutturazione del debito con un occhio al rating e ai parametri di bilancio.

Mai come in questo caso uno più uno non fa due ma un infinito mondo di opportunità.

Provare per credere.

 

Articolo di Marco Simontacchi

08/05/2022

Agite pro viribus

“Agite a seconda della vostra forza” recita un proverbio latino, parrebbe essere cosa scontata, ma non lo è affatto.

“Fare il passo più lungo della gamba” è un fatto a cui assistiamo spesso: a onor del vero buona parte dei nostri clienti ci hanno cercato proprio per aver commesso questo errore in buona fede.

Difficilmente è causato da leggerezza o da insensatezza, quasi sempre è il risultato di una non efficace governance dei dati aziendali e della loro proiezione insieme a una insufficiente analisi lucida di rischi e opportunità.

Viviamo in un mondo che cambia sempre più rapidamente. Chi non ha il coraggio di cambiare altrettanto velocemente resta al palo e soccombe, tanto da far affermare a Kotler che esistono due tipi di aziende: quelle che evolvono e quelle che scompaiono.

Altrettanto pericoloso è l’essere avventati e fare pericolosi salti nel vuoto senza una cosciente visione supportata da dati e previsioni concrete.

Insomma, serve una “ragionevole spregiudicatezza”.

Come facciamo a svilupparla?

Occorre conoscere a fondo il proprio business come elemento principale, capire quali siano le tendenze e se possibile anticiparle di quanto basta per essere al momento giusto con l’offerta giusta. Questa è una dote data da una visione imprenditoriale, chi l’ha ben sviluppata è destinato al successo, chi non l’ha o fa l’eterno fanalino di coda o trova chi l’abbia da portare in dote in azienda.

Bisogna saper fare piani industriali e business plan con numeri concreti e plausibili, figli di una profonda conoscenza del mercato di riferimento e delle leve per saper attirare la domanda e di come chiudere i contratti.

Occorre saper strutturare la propria azienda con ruoli funzioni e compiti che garantiscano una corretta gestione di tutti i flussi operativi, che siano dati, servizi o merci, con responsabilità e deleghe chiare e precise. Potremo così renderci conto se la struttura è in grado di reggere l’impatto del cambiamento.

Avere le giuste linee e leve di governance che permettano di monitorare, dirigere e se necessario aggiustare tutti i flussi di cui sopra, partendo dalla logistica e passando dalla giusta divisione dei carichi di lavoro per non creare colli di bottiglia.

L’aspetto più delicato, dove molti cadono, dopo aver fatto correttamente i passaggi precedenti, è la gestione dei flussi di cassa: cioè prevedere il fabbisogno finanziario con un cospicuo margine per far fronte a tutti gli impegni finanziari che derivano dal ciclo economico aziendale. Dopo averlo previsto vanno anche reperiti i fondi necessari per dar linfa vitale al progetto.

Tutto qui? Assolutamente no, vanno analizzati in una ottica di risk governance tutti i problemi che possono insorgere e prevedere la soluzione ad essi senza che vadano a far naufragare i progetti. Finanche i worst case o un disaster recovery.

Solo allora potremo dire di aver sviluppato una “ragionevole spregiudicatezza” e di agire “pro viribus”.

 

Noi siamo pronti, Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

12/04/2022

 

Da inflazione a stagflazione: gli scenari

Stiamo per entrare in un momento complesso e pieno di incognite.

Da un lato l’aumento delle materie prime e dell’energia sta innescando un movimento inflattivo destinato a durare nel medio, dall’altro proprio le difficoltà di approvvigionamento e le sanzioni alla Russia stanno comprimendo sia domanda che offerta creando le premesse per un rallentamento delle economie, in modo particolare quelle europee.

Fin ora le economie occidentali hanno inondato i mercati di liquidità per far fronte alla crisi pre pandemia prima e pandemica successivamente, ora ci si potrebbe aspettare una stretta creditizia con aumento dei tassi per raffreddare l’inflazione. La FED negli Stati Uniti si sta preparando a tali interventi su una economia che non mostra segni di rallentamento evidenti.

In Europa abbiamo tutt’altro scenario: abbiamo una impennata del costo non solo delle materie prime ma soprattutto dell’energia e dei combustibili a differenza delle altre economie.

La dipendenza dalla Russia sia per il gas, nostro principale fornitore, sia per il petrolio, uno dei primi produttori, per i cereali che con l’Ucraina rappresentano i maggiori fornitori, ci rende una via d’uscita veloce estremamente improbabile.

Approvvigionarsi via nave cisterna e rigassificatori rispetto ai gasdotti costerebbe di più e non sostituirebbe quantitativamente il fabbisogno, creando ulteriori tensioni sia sui prezzi che sugli approvvigionamenti.

L’Opec non sembra propensa ad aumentare la produzione di greggio per supplire ma sta comoda a godersi i maggiori profitti.

Questi costi in impennata rischiano di portarci a una inflazione a due cifre in modo stabile per il medio periodo, né una rapida ricomposizione della crisi con la Russia sembra credibile.

Le economie europee stanno rallentando e perdendo di impulso, rischiamo di entrare in una recessione o quantomeno in un forte rallentamento della crescita.

Le nostre banche centrali o accettano di subire una inflazione stabile a due cifre, con ciò che ne consegue, oppure attuano una stretta creditizia provocando una recessione senza paracadute con altre disastrose conseguenze.

Si sta agitando, soprattutto per le nostre economie, lo spettro dell’inflazione inversa, ovvero della stagflazione, una alta inflazione con rallentamento economico, uno dei peggiori scenari in cui trovarsi.

Come sempre uno scenario non è solo negativo o catastrofico, parecchie aziende salteranno lasciando spazi da colmare per quelle che hanno saputo posizionarsi correttamente per tempo.

Non a caso nelle grosse imprese è caccia ai risk manager più qualificati da inserire nei consigli di amministrazione.

È questione di scelte, subire o prevenire, a noi tutti la decisione: essere spettatori o protagonisti.

 

Noi ci siamo, Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

28/03/2022

 

Il Capitale intangibile prima risorsa aziendale

A volte capita di raccogliere confidenze sulla inadeguatezza di parte del personale rispetto alle esigenze aziendali. Inadeguatezza che va da una scarsa visione d’insieme, mancanza di coscienza delle priorità ed urgenze, arretratezza di cultura aziendale e professionale, mancanza di partecipazione e di entusiasmo.

La prima domanda che mi pongo è chi sia il primo responsabile, di certo non ritengo possa essere il dipendente che passa buona parte della propria vita nel luogo di lavoro e vive, respira e si nutre di ciò che l’ambiente trasmette.

Robert Dilts è dai primi anni ’90 che ha chiarito, tramite i livelli neurologici, che un ambiente non è che il necessario esito di una serie di passaggi logici concatenati. Alla origine di questo processo vi è una visione chiara dello scopo aziendale che diviene la missione dell’azienda stessa.

Questa missione contiene dei valori intrinseci che non hanno di per sé valore assoluto ma vanno tradotti e comunicati nel loro significato connotativo dell’azienda.

Ciò comporta lo sviluppare determinate abilità piuttosto che altre perché si possano generare i comportamenti attesi e necessari.

L’insieme di tutto questo processo genera l’ambiente.

Siamo certi di avere coscienza di ciò e soprattutto di aver allineato la nostra azienda su tale logica?

Se sì certamente avremo selezionato candidati alle varie posizioni in tutte le aree in modo che le loro predisposizioni e aspirazioni si combinassero con le abilità richieste.

Avremo anche probabilmente investito in formazione per rendere tutti coscienti e allineati alle logiche aziendali, così rese terreno comune e condiviso: uno scopo e una bandiera.

Vi sarà formazione costante per aiutare a far crescere professionalmente e umanamente il nostro Capitale Intangibile.

I nostri collaboratori sono la nostra prima vera risorsa, trascurarli significa erodere quel capitale, svalutarlo sino a rendere il nostro ambiente arido, sterile e a volte tossico. Utilizziamo le stesse vetture, utensili, computer e programmi di dieci anni fa?

Quando ci lamentiamo siamo certi di aver fatto quanto sopra? Se sì allora vi è stato qualche problema in selezione, se no facciamoci delle domande.

In attesa di avere i dati aggiornati da Istat, in copertina vi è l’infografica dell’ultima statistica quinquennale relativa al 2015 sulla formazione nelle aziende con minimo 10 addetti.

Il 40% delle imprese con 10 o più addetti non ha fatto formazione, il 54% dei lavoratori non ha partecipato ad alcun corso.

Di tutta la formazione fatta il 33% riguardava quella obbligatoria sulla sicurezza, visti i numerosissimi infortuni sul lavoro è un dato che grida vendetta.

Il lavoro, le mansioni richieste e le abilità correlate cambiano, anche rapidamente, nel tempo.

Persino la contabilità richiede oggi una capacità di visione e competenze diverse rispetto a solo 5 anni orsono, senza le quali l’imprenditore stesso rischia di essere inadempiente alle recenti normative e risponderne personalmente anche patrimonialmente.

Quando ci lamentiamo del clima aziendale e dei comportamenti dei collaboratori per trovare il colpevole con quasi certezza guardiamoci allo specchio.

Sarebbe ora di porvi rimedio.

 

Noi siamo pronti, voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

13 marzo ’22

Siate decisori: procrastinare danneggia

Dopo l’ignavia, che Dante nel III canto dell’Inferno punisce in modo orribile, il peggior nemico dell’imprenditore è il procrastinare, atteggiamenti per certi versi simili.

Nell’ignavia vi è una incapacità a schierarsi, di prendere una posizione, mentre nel procrastinare si rimanda a un domani “sine die” una decisione o una azione.

Fondamentalmente ciò è causato dal negare (non esiste), rimuovere (non lo vedo) o spostare (la causa o la responsabilità è di altro o di altri) il problema da fronteggiare.

Sono autodifese ben spiegate da Freud che subentrano quando inconsciamente non ci si reputa in grado di affrontare qualcosa che ci soverchia.

Questo atteggiamento, salvo che sia una ben precisa tattica studiata a tavolino, come nel caso del Generale Romano Quinto Fabio Massimo, non risolve alcun problema che di norma non scompare da sé, semmai peggiora.

Viviamo e operiamo in un’epoca molto differente rispetto alle generazioni precedenti: allora i cicli economici, sociali e politici duravano decenni o secoli e i cambiamenti, seppur ineludibili, erano lenti e graduali. Oggi i cicli durano pochi anni se non mesi e i cambiamenti sono repentini lasciando poco preavviso, premiando chi ha più capacità di visione e di interpretazione dei segnali sociali, politici ed economici.

Le leggi stesse sono in continuo rinnovamento nella corsa a mantenersi in linea con i mutamenti delle necessità, se pensiamo a come era diverso il contesto politico, economico, sociale e legale di 20 o 30 anni fa una idea è presto fatta.

La globalizzazione stessa ci obbliga a uscire dal comfort di situazioni di riserva e confrontarci con un resto del mondo che viaggia alla velocità della superfibra e della intelligenza artificiale.

Ci si deve arrendere all’idea che ogni giorno va presa qualche decisione che sia tattica, strategica o politica, stare fermi significa restare al palo in un sistema concorrenziale ad alta velocità.

Ogni comparto aziendale è coinvolto in questa danza frenetica: logistica, marketing, vendite, amministrazione e finanza, produzione, acquisti, legale.

Va da sé che se una azienda perde concorrenzialità si autoesclude dal mercato, salvo operare in monopolio, ma anche questo ultimo finisce prima o poi e l’atterraggio nel mercato reale non è mai indolore.

Vi sono anche importanti risvolti di responsabilità civile e in determinati casi anche penale nel procrastinare decisioni, se tali possono portare a una situazione di default. Il nuovo codice della crisi di impresa parla chiaro e non c’è società di capitali che tenga, gli amministratori ne rispondono personalmente, anche patrimonialmente.

Le grandi imprese hanno il vantaggio di avere dirigenti e quadri preposti a presidiare le varie aree aziendali e a occuparsi di tenere l’Azienda in linea con i piani industriali e con i business plan, hanno però lo svantaggio di essere lente nel cambiare rotta se necessario.

Le Micro e le PMI per contro sono per loro stessa natura estremamente flessibili e veloci, scontano però il fatto di non aver generalmente nessuna linea manageriale a supporto, trovandosi spesso l’Imprenditore nelle scomode vesti del “tuttologo”. La tentazione può essere, per l’appunto, quella di procrastinare, creando le premesse per una potenziale crisi aziendale.

Per loro fortuna oggi esistono diverse figure specializzate a cui possono fare ricorso in modo mirato e temporaneo a costi ragionevoli e sostenibili.

Il non agire può costare caro, l’agire, se fatto con accortezza e mirato, può portare grandi benefici, non ultimo cavalcare sempre l’onda dell’innovazione e trovarsi nella frontiera efficiente della concorrenzialità.

 

Noi siamo pronti, e Voi?

Articolo di Marco Simontacchi

20/02/2022

 

 

Inflazione e recessione possibili: cosa fare?

Vi sono due potenziali fenomeni che bussano alla porta delle economie mondiali:

Inflazione e Recessione.

I dati inflattivi dovuti alla impennata delle materie prime e del costo dell’energia pare non possano sgonfiarsi nel breve, si parla ormai di crisi di medio periodo.

A peggiorare la situazione sono le superpotenze economiche, Cina in testa, che stanno portando le scorte in generale a 18/24 mesi creando un circolo vizioso di cui non si comprende ancora la portata.

L’accelerazione della crescita delle Masse Monetarie – M1 M2 e M3 – se da un lato assicurano liquidità alle economie, dall’altro generano nel medio spinte inflattive che difficilmente si riescono a raffreddare nel breve. Liquidità che non è andata, se non in parte, a beneficiare le attività produttive direttamente.

Basta dare un occhio al grafico storico dell’inflazione in zona Euro dall’esordio ad oggi.

Se l’aumento dell’inflazione è sulla bocca di tutti e già se ne sono avvertiti gli effetti nel portafoglio, diversa è la percezione riguardo a una potenziale recessione.

I segnali sono molteplici.

Nel 2022 si prevedono molti default, di cui ci sono già tutti i segnali, soprattutto tra le PMI: ne parlammo in un precedente articolo.

L’aumento vertiginoso dei prezzi, soprattutto dell’energia, ha già dato un brusco arresto al PIL Euro, a gennaio 22 si parla di oltre un -1%.

Un forte segnale premonitore è l’inversione dei tassi USA, negli ultimi decenni ad ogni superamento dei tassi a breve (2 anni) rispetto ai tassi a lungo (10 anni) è corrisposta una recessione. Questa inversione è dovuta al fatto che gli investitori vedono nel breve un maggior pericolo che nel lungo periodo, sta a significare che danno già per certa una recessione.

Il seguente grafico sullo spread tra Y10 – Y2 USA, senza scomodare analisi tecniche circa doppi massimi e violazione dei supporti di medio e lungo, è abbastanza eloquente sul trend e sulle possibilità di una recessione a breve.

Come sempre tutto ciò non è né un bene né un male, sono assestamenti necessari in qualunque sistema economico, riallineano finanza ed economia evitando guai peggiori nel futuro.

Dipende da come sappiamo prevenire e gestire tali fenomeni: possiamo creare le basi per cavalcarli e trarne vantaggio, le grosse fortune sono state create spesso da chi ha saputo essere lungimirante in tempi di crisi.

Serve un mix di intraprendenza e di prudente saggezza viste con una consapevolezza e un controllo superiori alla media.

Non esiste LA soluzione, esistono molte variabili: contesto, settore, diversificazione, stato di salute aziendale e altro ancora, esistono tuttavia diversi accorgimenti.

Primo effettuare un checkup dello stato di salute aziendale quindi rendere congrui patrimonio netto e disponibilità finanziarie, diminuire o diluire nel tempo l’indebitamento, ridurre i costi fissi a favore dei variabili, diversificare in tutti settori della filiera, tenere sotto controllo fornitori e clientela, ampliare la propria visione e creare robusti piani industriali con vari scenari, giusto per citare alcuni esempi.

Negli affari si evolve o ci si estingue.

Voi che ne pensate, siete pronti a cavalcare l’onda o aspettate di subire la marea?

Noi ci siamo, Voi?

 

*nei link articoli di approfondimento

 

Articolo di Marco Simontacchi

06/02/2022

 

L’autolesionismo del prelevamento soci

Una pessima abitudine, soprattutto nelle società di persone, è il prelevamento soci.

Nelle società di capitale deve essere regolamentato e se non corrisponde ad utile effettivamente maturato a fine esercizio deve essere ripianato.

Nelle società di persone, complice la maggior elasticità formale e la maggior confusione tra persona e azienda, purtroppo è spesso cattiva abitudine.

In tali aziende l’art 2303 del Codice civile cita: è vietato farsi luogo a ripartizione di somme se non per utili realmente conseguiti.

Questo di norma sempre e comunque, quindi sono sempre vietati acconti sugli utili a meno che vi sia una specifica clausola.

Anche in presenza di tale clausola l’operazione non è automaticamente da ritenersi valida e opportuna, occorre che effettivamente tali utili poi si realizzino.

In caso contrario, a meno di un ripianamento, si incorre nella distrazione illecita di attività sociali.

Suddetti prelievi inoltre vanno a sottrarsi al patrimonio netto determinando un deterioramento di tutti i parametri aziendali.

Le conseguenze possono essere molto gravi, da un mancato rinnovo delle linee di credito, alla chiusura dei rapporti di conto corrente sino al fallimento della società.

In quest’ultimo caso vi è responsabilità giuridica, e revocatoria a parte di tutte le somme prelevate, vi sono risvolti penali da non sottovalutare.

Nel reato di bancarotta fraudolenta (art. 216 L.F.) una delle tre diverse tipologie è quella patrimoniale di cui la distrazione è la condotta più ricorrente.

Non si pensi inoltre di poter portare avanti tale malpratica, anche in presenza di utili, in modo da evitare di versare quanto più possibile al fisco i contributi, dall’erario, in presenza di regola e continuità verrebbe interpretato ciò come pagamento “in nero”, con tutte le conseguenze del caso.

Come ovviare?

I casi sono due, o esiste la possibilità di aspettare a fine esercizio e prelevare tutti gli utili ripartendoli tra i soci in modo corretto e ufficiale, remunerando quindi il proprio lavoro una volta all’anno con gli utili effettivamente conseguiti, o remunerarsi come amministratori con regolare cedolino, o un mix tra le due opzioni.

Evitiamo di fare come Tafazzi e mettiamo in ordine i nostri conti, ne guadagnerà l’azienda e ne guadagnerà l’imprenditore.

Articolo di Marco Simontacchi

31/01/22

 

Dieci passi verso il successo

Statisticamente 1 startup su 10 supera i primi tre anni.

È dunque fondamentale capire quali siano i fattori premianti e propedeutici al successo non solo di una startup, anche per la costituzione di nuove business unit o il lancio di nuovi prodotti o servizi.

Ideare un prodotto o un servizio necessario

Anche il superfluo può essere necessario, deve esserci una nostra offerta che incontri una sufficiente potenziale domanda. Può essere una meravigliosa innovazione, ma se nessuno ne sente il bisogno sarà un fallimento.

Cogliere l’attimo

Si aprono finestre temporali in cui un prodotto o un servizio sono al centro dell’attenzione, serve tempismo: effettuare troppo presto o troppo tardi l’immissione sul mercato, può far perdere molte opportunità.

Soddisfare i reali bisogni dei destinatari

È fondamentale tenere conto di quelle che sono le esigenze dei destinatari. Concentrarsi prima su ciò, in seguito sul prodotto o servizio.

Avere un piano marketing

Il marketing rappresenta uno dei principali fattori di successo: conoscere il proprio target market per sapere come attirare la sua attenzione e come trasformare gli utenti in potenziali e poi in clienti.

Creare un modello di business replicabile

Un prodotto o servizio è tanto più valido quanto vendibile tramite un piano efficace. Avere il miglior prodotto al mondo senza avere modo di venderlo è perfettamente inutile.

Realizzare prodotti o servizi semplici da usare

Realizzare dei servizi o prodotti troppo complessi da utilizzare ne mina il successo, assottigliando il numero di potenziali acquirenti.

Trovare il giusto pricing

Il prezzo di vendita deve tener conto dei costi e di un adeguato utile senza mortificarne l’accessibilità economica per il target market. Nel caso si può agire diversificando l’offerta con varie soluzioni dalla più basica ed economica alla più evoluta ed esclusiva.

Pianificare oculatamente

Il budget è limitato e il tempo anaelastico. Sono le due risorse cardine che dobbiamo saper coniugare in una pianificazione realistica e funzionale, che va modulata e riadattata costantemente.

Monitorare la concorrenza

Viviamo in un mercato globale con facile accesso a tutte le informazioni e comparazioni, tenerne conto ci permette un corretto posizionamento magari in un vantaggio competitivo. Meglio farlo noi che lasciare spazio agli altri.

Creare un Team ad alto rendimento

Il team è fondamentale per il successo, iniziale e nel tempo. Trovare il giusto mix di competenze e saper coniugare le diversità in unicità è un’arte dei Leader.

Noi ci siamo e voi?

Articolo di Marco Simontacchi

23/01/2022

Un buon manager al giorno toglie la crisi di torno

Il Governatore della Banca D’Italia Ignazio Visco alla conferenza online BDI – Cepr – Eief apre l’intervento con queste parole circa la produttività, che ritiene essere la base della crescita economica e del welfare: “Ci stiamo rendendo conto sempre più che l’evoluzione della produttività totale dei fattori dipende da come viene organizzata la produzione, da come viene adottata la tecnologia e da come le diverse competenze vengono combinate dinamicamente. Pertanto, il governo societario e le attività di gestione sono ingredienti chiave del processo di produzione”.

Gli imprenditori hanno quindi un ruolo cardine nella creazione non solo di nuovi prodotti ma anche di nuovi approcci e processi organizzativi. Continua: “Tuttavia devono affrontare il difficile compito di scegliere i manager appropriati. Il pool potenzialmente limitato di dirigenti di talento può creare una mancanza di competenze manageriali, che spesso è alla base delle scarse prestazioni di imprese anche promettenti”.

Nella selezione dei manager il background familiare, i legami sociali e politici sembrano spesso avere più peso della competenza, delle capacità manageriali e dell’istruzione. Ciò tende anche a ostacolare le prestazioni aziendali a causa della mancanza di apertura ai talenti esterni e alle moderne pratiche di gestione, che porta a una minore efficienza aziendale e a una debole propensione all’innovazione”.

E quindi: “Gran parte dei divari di produttività tra le imprese sia all’interno che tra i paesi è stata recentemente attribuita alle differenze nelle pratiche di gestione. Ciò che è emerso, forse sorprendentemente, è che i loro effetti quantitativi sono paragonabili a quelli prodotti dalle differenze negli investimenti in ricerca e sviluppo, nell’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione o nel livello di istruzione e competenze dei dipendenti”.

Riportiamo le parole del Governatore, non avremmo saputo esprimerci meglio.

Rinforza questo discorso quanto predichiamo e professiamo da anni, competenza, esperienza e strumenti tecnologici appropriati fanno la differenza anche e soprattutto in chiave competitiva e garantiscono all’Impresa un futuro solido. Con il temporary management oggi ci si può garantire tutto ciò a costi sostenibili. Al costo di un investimento ad alta resa, provare per credere.

Noi, come sempre, ci siamo. Voi?

 

Articolo di Marco Simontacchi

10/01/2022