Simontacchi.net – Un nuovo sito per raccontare una professione profondamente rinnovata
Articolo di Lello Piperno
Agli inizi del secolo scorso, la giornata di un imprenditore o di un professionista era scandita dai tempi del treno, della carrozza, o al più della bicicletta. Non era solo una questione di spostamenti: erano i ritmi degli affari, delle decisioni, persino del pensiero, a essere modellati su quella velocità. Una lettera commerciale poteva richiedere settimane di attesa per una risposta, e questo imponeva un modo di ragionare fatto di pianificazione lunga, di margini ampi, di decisioni prese una volta e poche volte riviste.
Poi sono arrivati il telefono, l’automobile, l’aereo, e più avanti internet. Ogni volta che uno strumento è cambiato, non è cambiato solo il modo di fare le cose: è cambiato il modo di pensarle. Chi ha continuato a ragionare con i tempi della carrozza nell’epoca dell’automobile non ha semplicemente perso velocità. Ha perso la capacità di leggere correttamente il contesto in cui si muoveva.
Nei nostri articoli abbiamo raccontato più volte come questo valga anche per il ruolo del consulente. Non è cambiata solo la cassetta degli attrezzi, sono cambiate le domande che un’azienda si trova a doversi porre. Chi oggi ragiona ancora per compartimenti stagni, con la finanza da una parte, la strategia dall’altra, la struttura organizzativa come un tema a sé, sta applicando ai problemi di oggi gli strumenti mentali di un’epoca diversa. Ed è lo stesso motivo per cui, negli articoli sul passaggio generazionale o sull’adeguatezza degli assetti, abbiamo insistito su un punto: i problemi delle aziende oggi sono per natura interconnessi, e vanno affrontati come tali, non a comparti separati.
Anche il modo in cui uno Studio come il nostro si racconta risente della stessa logica. Un sito costruito come una vetrina di servizi elencati uno accanto all’altro appartiene a un modo di pensare la consulenza che non corrisponde più a come lavoriamo davvero. Per questo il nostro sito è cambiato: non per aggiornare la grafica, ma perché è cambiato prima di tutto il modo in cui affrontiamo il lavoro con le aziende che seguiamo. Il Piano di Orientamento Strategico, che oggi ha un suo spazio dedicato, non è un servizio tra i tanti: è il tentativo di rendere visibile quell’interconnessione, un metodo che tiene insieme analisi, indirizzo, esecuzione e risultati invece di separarli in caselle indipendenti.
Resta un’ultima cosa da dire, forse la più importante. Chi ha continuato a pianificare la giornata secondo i tempi della carrozza, quando ormai esisteva l’automobile, non stava solo lavorando più lentamente. Stava lavorando su un problema che nel frattempo era già cambiato. È il rischio che corre chiunque, azienda o professionista, continui a usare strumenti di pensiero superati per contesti che non esistono più. Il nostro sito nuovo è, in questo senso, anche un promemoria per noi stessi: gli strumenti con cui raccontiamo il nostro lavoro devono restare all’altezza del modo in cui quel lavoro, oggi, va davvero fatto.












