Pagare in ritardo è un vizio che costa caro. E non solo a chi aspetta.
Articolo di Marco Simontacchi
Lo Studio Pagamenti 2026 di CRIBIS, il principale osservatorio italiano sul credit management, costruito su oltre due miliardi di esperienze raccolte in 37 paesi, ha fotografato una realtà che non sorprende chi opera sul campo, ma che merita di essere letta con la giusta attenzione. Solo il 43,4% delle imprese italiane paga le proprie fatture entro i termini concordati, con un calo di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il risultato è una scivolata al 21° posto in Europa e al 28° nel mondo: un posizionamento che racconta qualcosa di strutturale, non di episodico.
I dati Cerved confermano la stessa tendenza da un’angolatura diversa: le grandi imprese saldano in media a 73 giorni, quasi due mesi e mezzo. Le medie a oltre 63. Le piccole a 57. Solo le microimprese si avvicinano ai 50 giorni, pur essendo paradossalmente le più esposte agli impatti di un mancato incasso. I ritardi gravi, quelli oltre i 90 giorni, si attestano al 4,1% e mostrano un lieve miglioramento, ma il quadro d’insieme resta quello di un sistema che fa dell’attesa una prassi consolidata, non un’eccezione.
Il punto, però, non è solo il dato in sé. È la catena di conseguenze che innesca.
Un ritardo di pagamento non rimane circoscritto al rapporto tra chi deve e chi aspetta. Si propaga. L’impresa che incassa tardi è costretta a pagare tardi a sua volta, o a ricorrere al credito bancario per coprire il vuoto di cassa. Chi utilizza stabilmente gli affidamenti oltre la soglia del 75% della propria disponibilità sa già, o dovrebbe sapere, che quella situazione viene letta dalle banche come un segnale di tensione. Nella componente qualitativa del rating, essere cronicamente al limite con la tesoreria equivale a trasmettere un messaggio preciso: l’azienda non ha cuscinetti, non ha margine di manovra, non gestisce la liquidità: la rincorre. E bastano uno o due clienti che saltano un pagamento perché l’intera gestione delle scadenze entri in affanno, con tutto ciò che ne consegue in termini di rapporti con i fornitori, tensioni bancarie e credibilità commerciale.
Si stima che il 54% delle imprese subisca ritardi negli incassi e che quasi il 60% di esse sia stata costretta a bloccare investimenti previsti, nuove assunzioni, ampliamento della gamma, sviluppo commerciale, proprio per effetto di questa pressione sulla liquidità. Non è un problema di singole aziende mal gestite. È un effetto sistemico che deprime la capacità di crescita dell’intero tessuto produttivo.
Di fronte a questo scenario, non esiste una soluzione singola e risolutiva. Esistono invece approcci corretti e approcci sbagliati. L’approccio corretto è sistemico, e parte da una consapevolezza spesso sottovalutata: il rischio non viene solo dai clienti cattivi pagatori. Viene anche dai fornitori strategici in difficoltà, da quelli che improvvisamente non sono più in grado di garantire le forniture perché loro stessi stretti in una morsa analoga. La gestione del rischio commerciale, dunque, deve guardare in entrambe le direzioni della filiera, con un’analisi periodica non solo del portafoglio clienti ma anche dei partner produttivi e logistici rilevanti.
Qui si fa luce una dimensione che il legislatore ha già recepito, e che chi gestisce un’impresa non può più permettersi di ignorare. Con la modifica dell’art. 2086 del Codice Civile e con il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019, poi aggiornato dal D.Lgs. 83/2022), l’imprenditore che opera in forma societaria o collettiva ha oggi l’obbligo di dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Non come adempimento burocratico da certificare e riporre in un cassetto, ma come strumento operativo di governo dell’impresa. La norma è esplicita: questi assetti devono consentire di rilevare tempestivamente eventuali squilibri patrimoniali o economico-finanziari, di verificare la sostenibilità dei debiti almeno per i dodici mesi successivi, e di intercettare i segnali di allarme prima che diventino emergenze.
Tra i segnali che il Codice individua come indicatori di possibile crisi figurano, non a caso, proprio quelli legati alla dinamica dei pagamenti: debiti verso fornitori scaduti da oltre 90 giorni e superiori ai debiti non scaduti, esposizioni bancarie scadute da più di 60 giorni o che abbiano superato i limiti degli affidamenti, difficoltà ricorrenti nel rispetto delle scadenze verso i dipendenti. Non è una lista casuale. È la fotografia di ciò che succede quando un’impresa vive di rimessa, senza strumenti per anticipare e gestire i flussi.
Il valore reale degli adeguati assetti, tuttavia, va ben oltre il perimetro della prevenzione della crisi. Chi li implementa seriamente, e la distinzione tra implementazione seria e adempimento formale è tutto, si ritrova di fatto con un cruscotto gestionale che permette di tenere sotto controllo margini, tesoreria e rischi in modo continuativo. Il budget di cassa, la pianificazione dei flussi almeno a dodici mesi, il monitoraggio degli scostamenti rispetto alle previsioni: sono strumenti che consentono di prendere decisioni fondate, non di rincorrere l’emergenza. E producono un effetto collaterale positivo anche sul fronte bancario: come evidenziato dalle linee guida EBA recepite dal sistema creditizio italiano, la qualità degli assetti organizzativi, la capacità di un’impresa di presentare piani industriali affidabili e analisi prospettiche credibili, è sempre più parte integrante della valutazione del merito creditizio. Migliorare il rating non significa solo migliorare i numeri di bilancio. Significa anche dimostrare di saper governare l’azienda in modo informato e proattivo.
Il ritardo nei pagamenti è un sintomo. La liquidità compressa, l’utilizzo cronico degli affidamenti, l’assenza di pianificazione finanziaria sono il terreno in cui quel sintomo prospera. Affrontarlo richiede di lavorare sulla struttura, non sull’emergenza. E la struttura, oggi, ha anche un nome preciso: adeguati assetti. Non un obbligo da assolvere, ma uno strumento da usare.
13/05/2026












